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Cultura

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Ragusa, 13 Ottobre 2017 – Dopo vari studi e  numerose tesi di laurea sul filone “ Commissario Montalbano”, serie TV di grande fama internazionale, nella struttura Didattica Speciale di Lingue e Letterature straniere di Ragusa si sta organizzando anche un  Convegno sul personaggio creato dalla penna del grande Andrea Camilleri. Il convegno   si terrà presso la sede della Struttura nei giorni del 19 e 20 ottobre. 

La fama ‘globale’ di Montalbano, legata alla fortunata serie televisiva prodotta dalla Palomar per la RAI già a partire dalla sua prima stagione del 1999, si è tradotta nel  successo di Ragusa e del territorio ibleo in generale. Ciò che è meno noto al grande pubblico riguarda gli aspetti scientifici legati alla fortunata serie di romanzi di Camilleri dedicati al commissario e la loro trasposizione audiovisiva. 

Proprio alla promozione  dell'approfondimento di tali aspetti la Struttura Didattica Speciale di Lingue e Letterature straniere dell’Università degli Studi di Catania, con sede a Ragusa Ibla, ha dedicato un Convegno che si svolgerà a Ragusa Ibla il 19-20 ottobre. In particolare Il Convegno nasce dall’esigenza di rispondere anche agli studi sulle traduzioni letterarie del ciclo di romanzi che hanno per protagonista il commissario Montalbano, oggetto di Seminari annuali (2013-2016) organizzati dall’Università degli Studi di Cagliari relativamente  a tre filoni di ricerca: Traduzione audiovisiva (sottotitolaggio e/o doppiaggio); Cineturismo (cinema, turismo e territorio); Montalbano e la tradizione poliziesca italiana. Il Convegno vedrà la partecipazione di studiosi provenienti dalle più prestigiose università europee e italiane.

Per maggiori dettagli relativi al convegno si può consultare il sito della Struttura Didattica.

 

Giovannella Galliano

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Sui vetrini di Aldo Gerbino la sintesi di un’immagine focale della vita nel bene, nel male e nella bellezza

 

Se la Poesia può decodificare la realtà del mondo; se il poeta può inventarne il linguaggio e gli umori attraverso lacerti di realtà costruiti su una parola prolifica di immagini, che hanno la loro radice profonda in una cultura raffinata ed esigente che nasce dalla malia dell'Arte (la pittura, la scultura, la letteratura) e dalla Scienza, soprattutto medica.

La risposta possibile potremmo ritrovarla nei versi di Aldo Gerbino (per un discorso approfondito rimando al mio saggio sulla sua poesia in Le confuse utopie – Salvatore Sciascia Editore 2003, pp. 173-179), che precedono i recenti versi del suo "taccuino" poetico che si sviluppa lungo un arco di otto anni, dal 2007 al 2015.

Da morfologo, egli sa bene come collocare, scegliere e collegare le forme espressive e poetiche per un'immagine generatrice di realtà del pensiero, nel quale si possono ritrovare le "forme" del mondo da cui a sua volta si genera la "forma" dell'esistenza: il linguaggio della vita nei suoi aspetti contraddittorî e perciò rivelatori di una verità esistenziale che ne è la misura e in certo senso l'espressione. Un percorso sofisticato della poesia che connota la vita e le sue macchie e la sua redenzione.

La scienza medica e il microscopio elettronico aprono, agli occhi del poeta e attraverso gli spiragli della Scienza, realtà e modi e forme per "raccontare" l'avventura umana con parole che sanno ricercare, a loro volta la Parola della Poesia nella quale si sublima l'immagine dell'essere dell'uomo e certamente la sua pena, il malessere, sia pure nello sfavillio o nel fulgore della pienezza misteriosa e incantatrice dell'arte, che inventa per contraddirsi e per affermare, anche nella negazione, gli aspetti dolenti o solenni o misteriosi o rivelatori della vita dell'uomo e delle sue illusioni, delle sue sirene e delle sue "piume" – metafora, come in "Natura morta con la penna": “Essa, la piuma, si depone sul nero carnoso /dell'ombra; scoria epidermica che soffre/per mancanza di cielo, per il turbine spento/del volo [...]”.

Ecco, è così che mi appare il misterioso "labirinto" di Comete mercuriali, piume, che è, sì, un Taccuino poetico costruito sulle grandi voci della poesia mondiale e dell'arte figurativa con la pazienza e la veggenza del letterato, del ricercatore e dello studioso, ma soprattutto dell'esteta; ma è altresì un "Taccuino esistenziale", nel quale il poeta e l'uomo di scienza riunisce e racchiude le forme della vita che generano la tensione e il pensiero alto della Poesia che trascorre sull'uomo e sul "mondo offeso", tracciandone i segni della finitezza, l'illusoria grandezza dei suoi limiti che conoscono l'affanno di una ricerca multiforme dell'essere e del consistere.

Sorvolo su Aldo, che sento fratello caro e perché le mie parole non ne darebbero mai la vera dimensione, come in Ancora suoni – Battiti: "Ecco i suoni di creature prime/e noi creditori dei tagli d'una stoffa/universale: ora tessuto ora pensiero, /ora singhiozzo di frangibili/sospiri, infine battito roccioso".

Sembra di trovarsi davanti a una tela di allegorie forti della vita o di essersi abbandonati ad un gioco a nascondino, cangiante e multiforme, con l'Uomo che sfida la conoscenza nella solitudine in un museo dell'esistenza, dove tutto ciò che appare è e non è, perché possa restare la spinta alla conoscenza della strada dell'essere, nella quale si celebra, anche con le lacrime, la nostra cieca viandanza solitaria verso una dimensione agostiniana del Tempo che ci fagocita, sia pure nell'abbaglio di una luce del mistero, contraddittorio e pietoso, come ne Le mani di Agenore Fabbri: "[...]/E ciò che traspare, ciò che riluce è il segno d'una casa/d'una eternità effimera e costante, di un cilicio/rivolto all'uomo, al suo senso di grazia infinita,/di strenua crudeltà".

Una poesia, questa di Aldo Gerbino, "ragionata" e razionale, lavorata a freddo, laddove si spinge a lambire la prosa aforistica per una definizione, dolente e pensosa, della sorte di essere uomini. 

Giovanni Occhipinti

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Il nipote dell’omonimo pastore metodista consegna due volumi del periodico il “Semplicista”

 

Ragusa, 28 settembre 2017 – Una cerimonia sobria, toccante ed interessante anche da un punto di vista storico quella tenutasi presso la sala conferenze del Centro studi “Feliciano Rossitto” di Ragusa. Un’occasione unica che ha consentito a Lucio Schirò (che ha partecipato con moglie, figlia e due nipotine), nipote dell'omonimo pastore metodista, di consegnare copia della pregevole raccolta – assemblata in due volumi - del quindicinale il “Semplicista” al Presidente del Centro studi, Giorgio Chessari, stimolando un articolato dibattito su tale testata pubblicata a Scicli (Rg) dal 1913 al 1924.

Tema principe della serata la figura di “Lucio Schirò. Pastore Metodista, sindaco di Scicli, fondatore e direttore del quindicinale Semplicista (1913-1924)”.

Vi hanno partecipato, dopo l’intervento introduttivo del presidente Chessari, Giuseppe Miccichè, storico, autore di numerose pubblicazioni, il quale ha descritto la vicenda che ruota attorno la nascita del “Semplicista” nonché tutte le fasi storico-politiche a Scicli e nella zona iblea in relazione alla presenza del pastore e della Chiesa metodista che ha visto Lucio Schirò come un valente protagonista della vita politica di quella cittadina e non solo.

A seguire l’intervento di Grazia Dormiente, etnologa e scrittrice, la quale ha illustrato il pensiero e l'azione del pastore Lucio Schirò e della sua famiglia anche in relazione alle vicende politiche non solo locali ma anche in ambito regionale e nazionale. Quindi l'intervento del giornalista Franco Portelli, che negli anni Settanta elaborò una tesi di laurea proprio sul “Semplicista” e trattando brillantemente la tematica presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Catania, relatore il professore Uccio Barone e correlatore il professore Gastone Manacorda. Quest’ultimo, nel raccontare alcuni episodi legati a quel lavoro, ha dichiarato che è diventato giornalista (ormai quasi da mezzo secolo) proprio dopo aver letto, in occasione della tesi dell’allora studente Franco Portelli, il giornale ricevuto in copia dalla famiglia Schirò.

Ha concluso i lavori il sindaco di Scicli, Enzo Giannone, il quale, ricordando con forte emozione non pochi momenti della sua infanzia con la famiglia Schirò, ha auspicato un maggiore impegno affinché possa emergere, in sinergica collaborazione con il Centro studi “F. Rossitto”, nelle sue varie forme l’opera e la figura di Lucio Schirò.

A chiusura della serata, dopo gli interventi di Lucio Schirò (nipote del pastore) e Giorgio Chessari, si è sviluppato un breve dibattito cui sono intervenuti gli scrittori Gino Carbonaro, Giovanni Occhipinti e il preside Giorgio Flaccavento. 

 

Giuseppe Nativo

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Ragusa, 20 settembre 2017 – “Il don Milani valdese. Un testimone di fede e di umanità che fece dell’impegno per il bene comune e per il riscatto sociale degli emarginati la sua missione”. Così è definita in maniera sintetica, ma a chiare linee, in un articolo pubblicato su “Avvenire.it” (21.07.2015), la figura di Lucio Schirò (classe 1877) pastore della Chiesa Valdese Metodista di Scicli e sindaco della stessa città. 

Una storia importante, quella di Schirò, socialista, perseguitato dai fascisti e fondatore del giornale “Semplicista”. Da più parti è ricordato come colui che ha tracciato un profondo solco portando avanti “l’evangelo nella giustizia sociale” (come lo delinea lo sciclitano Salvo Micciché in un ampio articolo pubblicato a settembre del 2010 sul quotidiano on line Ondaiblea.it).

Schirò si spinse fino alle “periferie geografiche ed esistenziali dell’isola, per farsi prossimo e ridare dignità” agli ultimi, alle persone “scartate”. Lo fece fondando una scuola elementare per i figli dei contadini e dei braccianti, invitando i lavoratori a frequentare le sue lezioni che impartiva nelle ore serali. All’istruzione e all’alfabetizzazione unì la promozione di non poche attività culturali come la poesia e le rappresentazioni teatrali. La pro-nipote Francesca Schirò, in un’intervista del 2015 rilasciata su Avvenire.it, spiega: «Le recite, come emerge dai suoi diari e dalle testimonianze della gente, coinvolgevano tutta la collettività e non soltanto la Chiesa metodista. Dalle persone veniva chiamato ’u ministru. Ancora oggi gli anziani della città lo ricordano come l’uomo che aveva parole di conforto per tutti, carezze e amorevolezza per i bambini e vicinanza per chi era in difficoltà».

La missione di Schirò fu «non soltanto di tipo religioso, ma fu fortemente legata alla colarizzazione ed al riscatto culturale. Erano tempi in cui – spiega lo storico Giuseppe Micciché – il bracciantato agricolo, esclusa la difficile condizione femminile, registrava un analfabetismo che superava il novanta per cento. C’erano centinaia di persone che vivevano nelle grotte, nelle capanne, ai margini della società e non soltanto dal punto di vista topografico».

Nel 1913 fonda il quindicinale Semplicista (sottotitolato “morale - politico - amministrativo”), come organo religioso della Chiesa Metodista e della sezione socialista. Nel 1924 fu costretto a cessare le pubblicazioni: «Il Semplicista, mia delizia e croce – che rei facea tacere – è stato ucciso!», ebbe a dire Lucio Schirò. 

“Lottatore senz’armi” (come lo chiama affettuosamente la figlia Miriam – recentemente scomparsa all’età di 103 anni – nel libro omonimo edito nel 2003), si prodigò sempre per la città di Scicli ricoprendo la carica di primo cittadino e deputato provinciale dal 1944 al ’47.

 

Per ricordarne la personalità il Centro studi “Feliciano Rossitto” ha promosso ed organizzato un’iniziativa culturale che si terrà nella sala conferenza del Centro giovedì 21 settembre 2017 alle ore 17.30, avente per tema “Lucio Schirò. Pastore Metodista, sindaco di Scicli, fondatore e direttore del quindicinale “Semplicista” (1913-1924)”. Parteciperà all’incontro il nipote Lucio Schirò con la famiglia. Dopo la relazione introduttiva di Giorgio Chessari, la figura di Lucio Schirò, in tutte le sue molteplici sfaccettature, sarà illustrata da: Grazia Dormiente (etnoantropologa), Enzo Giannone (sindaco di Scicli), Giuseppe Miccichè (storico), Franco Portelli (giornalista). 

 

Giuseppe Nativo

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Scicli 16 agosto 2017 – Continuano le “Conversazioni a Scicli” del “Brancati”: Giovedì 17 Agosto alle 21.30 al torrente Aleardi Filippo Nicosia dialogherà con Giuseppe Pitrolo su “Un’invincibile estate”, sorprendente e coinvolgente romanzo di formazione. Nicosia (1983), messinese, ha lavorato per vent'anni nell'editoria indipendente prima di lasciare tutto e partire per la Sicilia con la libreria itinerante "Pianissimo - Libri sulla strada". "Un'invincibile estate" dipinge a tinte forti la vita di un ragazzo d'oggi in una Sicilia magnifica e crudele: a pochi giorni dal suo compleanno, un evento spazza via tutte le certezze del giovane Diego: tornando dal turno serale nel ristorante in cui lavora, trova il padre riverso sul tavolo della cena.

Quel padre violento e sanguigno, a cui Diego è legato da un amore viscerale, lo ha lasciato solo nella casa con vista sull'autostrada, in un quartiere popolare di Messina. L'unico rifugio sicuro è la passione per la lettura e la cucina, in cui Diego rivela ben presto un talento straordinario. Ma ad attenderlo c'è un'altra sorpresa: al funerale del padre si presenta Giovanni, un giovane sfrontato e prepotente che gli sbatte in faccia una verità molto difficile da digerire, riportando a galla vecchi rancori e gelosie. Soprattutto quando si insinua nel letto di Ester, la migliore amica di Diego, da sempre sua complice e confidente. Intanto l'estate è arrivata, fregandosene dei morti e del dolore, e con lei arriva anche Martina, che travolge Diego con tutta l'ebbrezza e i dubbi del primo amore. E mentre il ragazzo nuota ogni giorno nelle acque gelide dello Stretto, cercando di tenere a bada la paura per le sfide che lo attendono, all'orizzonte si profila una scelta che potrebbe cambiare il suo futuro, e forse portarlo lontano da quella terra così amata e odiata.

Domenica 20 alle 21.30 il giornalista Gaetano Savatteri converserà con Pitrolo sul saggio “Non c’è più la Sicilia di una volta”. «Non ne posso più di Verga, di Pirandello, di Tomasi di Lampedusa, di Sciascia. Non ne posso più di vinti; di uno, nessuno e centomila; di gattopardi; di uomini, mezz’uomini, ominicchi, pigliainculo e quaquaraquà. E sono stanco di Godfather, prima e seconda parte, di Sedotta e abbandonata, di Divorzio all’italiana, di marescialli sudati e baroni in lino bianco. Non ne posso più della Sicilia. Non quella reale, ché ancora mi piace percorrerla con la stessa frenesia che afferrava Vincenzo Consolo ad ogni suo ritorno. Non ne posso più della Sicilia immaginaria, costruita e ricostruita dai libri, dai film, dalla fotografia in bianco e nero. Oggi c’è una Sicilia diversa. Basta solo raccontarla».

L’immagine della Sicilia è legata a tanti capolavori della letteratura e del cinema di ieri. Ma leggere la Sicilia attraverso gli occhi degli autori del passato è come andare in giro con una guida turistica di un secolo fa: Savatteri ci restituisce un volto inedito e sorprendente dell’isola. Accanto alle rovine greche scopriremo i parchi di arte contemporanea più estesi d’Europa. All’immagine di Corleone si affiancherà quella di una Sicilia urbana e metropolitana. Invece della patria del machismo conosceremo il luogo in cui è nata la prima grande associazione in difesa dei diritti degli omosessuali. Al posto delle baronesse troveremo una generazione di donne manager e imprenditrici. E ancora, incontreremo un panorama letterario, musicale, teatrale tra i più vivaci di oggi. Con buona pace del Gattopardo, non è vero che in Sicilia tutto cambia perché tutto rimanga com’è: sull’isola, negli ultimi anni, quasi tutto è cambiato.

Venerdì 18 alle 21 Lilli Carbone presenterà “Una maestra di periferia” di Giovanna Canzonieri.

Domenica 27 Agosto alle 21.00 il “nuovo sciclitano” (o “foresto”) Sandro Franchini parlerà con Franco Causarano e Paolo Nifosì di “Quando politica e cultura salvarono Venezia”.

Sponsor delle “Conversazioni”: BAPR, Confeserfidi, Ferraro Immobiliare, Gioielleria Floriddia. 

Non è previsto un biglietto.    

 

Giuseppe Pitrolo

Leggi tutto: Conversazioni del Brancati a Scicli: Nicosia, Savatteri, Canzonieri, Franchini

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