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Ragusa, 17 febbraio 2018 – Domenica 18 febbraio 2018, alle ore 18, presso la Sala Borsa “Pippo Tumino” della Camera di Commercio (via Natalelli), sarà inaugurata la mostra di Franco Cilia “Tauromachia”, a cura di Andrea Guastella.

In occasione della serata inaugurale, l’attore Giorgio Sparacino leggerà alcune strofe del “Compianto per Ignacio Sánchez Mejías”, che Federico García Lorca scrisse nel 1934, per l’amico, mecenate e toreador, morto per le conseguenze di una drammatica corrida.

Il corpo di ballo della Scuola di Danza Mila Plavsic realizzerà una coreografia della corrida. Sempre nella serata inaugurale, verranno presentati una cartella di grafica creata appositamente dall’artista e un video dedicato alla pittura di Cilia, a cura di Giancarlo Busacca, che resterà fruibile a ciclo continuo per tutta la durata della mostra.

Saranno impegnati nell’accoglienza dei visitatori anche gli alunni dell’I.I.S. “Vico Gagliardi Umberto I”, impegnati in attività di alternanza scuola-lavoro con l’Associazione culturale Aurea Phoenix. L’esposizione chiuderà i battenti il 18 marzo prossimo.

 

***

La mia frequentazione con il maestro Franco Cilia risente parecchio del tempo anche se è sempre rinvigorita da un saluto, da una telefonata, da una chiacchierata come si fa tra amici. Riesce sempre a stupirmi con la sua verve poetico-letteraria che racchiude la sua visione della vita. Spirito eclettico, maestro delle arti visive, cittadino ibleo, e soprattutto del mondo, porta con sé una carica emotiva che dolcemente spalma nelle sue opere pittoriche cercando ciò che si muove dietro il visibile, oltre il quotidiano che ci circonda.

Ricordo che negli anni ‘70, quando ancora leggevo di lui senza conoscerlo di persona, i suoi interessi si erano polarizzati sulla ricerca intorno alle pitture nere di Goya e ai suoi rapporti con i labirinti della psiche, esplorando sul piano linguistico le possibilità di simbiosi tra informale e figurativo. A distanza di alcuni decenni ritorna su tali tematiche con la mostra “Tauromachia” curata dal critico d’arte Andrea Guastella. Goya è, in effetti, il maestro cui Cilia ha guardato con più attenzione nell’intera sua carriera, sino alle soglie del Duemila. Poi, per qualche tempo, altri autori – Turner in primo luogo – hanno calamitato il suo interesse, ma senza che i rimandi a Goya calassero di intensità.

L’esposizione, come il titolo stesso suggerisce, è un omaggio a Goya condotto sulla falsariga della sua Tauromachia, la raccolta di incisioni che illustrano le fasi della corrida, nonché episodi legati alle imprese di toreri famosi o a incidenti sul campo ma con una prospettiva che potremmo definire “dalla parte del toro”, come annota il curatore Andrea Guastella nella sua introduzione al catalogo.

Per la verità, tori e tauromachie sono state una costante della sterminata produzione di Picasso, con picchi nel periodo surrealista, quando la corrida diviene uno dei temi prediletti anche da Salvador Dalí, da cui Cilia mutua la tecnica espressiva, vale a dire l’abitudine di modificare, dipingendoci sopra, le incisioni di Goya sino a farle proprie. Cilia, però, nella corrida cerca di vedere e cercare altro: l’opposizione e la dualità, il contrasto tra il bene e il male, tra l’ombra e la luce, tra il maschile e il femminile, tra il carnefice e la vittima, tra l’amore e l’erotismo da una parte, la violenza e la crudeltà dall’altra. Una dimensione gravida di attrazione degli opposti. Ma anche carica di ambiguità. Chi va a vedere un combattimento per la prima volta, si rende subito conto di un fatto essenziale: il toro simboleggia la possanza, l’elemento maschile; il torero quello femminile. Il torero, visto di spalle, con le sue movenze, con leggerezza e grazia femminili, col suo abito luccicante, con le sue calze rosa, non può che essere la donna che cerca di circuire la bestia, di sedurla.

 

Perché Goya e la Tauromachia?

“In questi quadri dedicati alla Tauromachia, il mondo dei sogni e quello della realtà si incontrano. Goya ha saputo darmi, molto tempo fa, i colori per continuare il suo discorso, su questa lotta tra la vita e la morte. Forse è vero che “il bello è solo l’inizio del tremendo, che sopportiamo appena, e il bello lo ammiriamo così perché incurante disdegna di distruggerci”, come ci ricorda R. M. Rilke nelle elegie di Duino”.

Quello della vita è un gioco di specchi che la corrida offre nell’ora del tramonto, quando le ombre de la tarde si allungano sulle sagome dei toreador avvolgendoli in un manto di immortalità interamente umana. E’ in quell’istante che le pennellate di Franco Cilia diventano più forti e scure per scolpire le emozioni. 

Giuseppe Nativo


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