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Cultura

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Le Vie dei Tesori debuttano a Ragusa, Modica e Scicli. Cattedrali barocche e piccole chiese nascoste, circoli e palazzi nobiliari, musei, giardini e persino un piccolo teatro

 

Tre weekend per scoprire le città, 48 luoghi a 1 euro dal 14 al16 settembre | dal 21 al 23 settembre | dal 28 al 30 settembre

CONFERENZA STAMPA: MERCOLEDI 12 SETTEMBRE ALLE 15,30

 

Ragusa, 10 settembre 2018 – Anche la più orientale delle province siciliane accoglie Le Vie dei Tesori, il Festival che da dodici anni apre e racconta decine e decine di siti inediti a Palermo, trasformando la città in un unico museo diffuso, visitabile con un unico coupon. 

L’anno scorso, il primo progetto pilota: il festival è uscito dai confini palermitani e ha pacificamente “invaso” Messina, Caltanissetta, Siracusa, Agrigento,  che hanno risposto in maniera straordinaria.  Forte del successo ottenuto, il Festival quest’anno si allarga a tutta la Sicilia e aggiunge quindi Ragusa, Modica, Scicli e Trapani, nei tre weekend tra il 14 e il 30 settembre; poi i tradizionali 5 weekend a Palermo (dal 5 ottobre al 4 novembre) e infine Catania (dal 19 ottobre al 4 novembre). E un nuovo progetto-pilota, stavolta in Nord Italia.

Nel Val di Noto, quindi, “rispondono” all’appello in tre: Ragusa, Modica e Scicli. In tutto, 48 luoghi, divisi tra i 19 di Ragusa, 13 di Modica e 15 a Scicli. Tra cattedrali barocche e piccole chiese nascoste, circoli e palazzi nobiliari, musei, giardini e persino un piccolo teatro. Tutti ad 1 euro.

La prima edizione de Le Vie dei Tesori a Ragusa, Modica e Scicli verrà presentata mercoledì (12 settembre) alle 15,30 nella sala Giunta del Comune di Ragusa (corso Italia 72).

 

www.leviedeitesori.it

 

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Scicli, 6 settembre 2018 – È improvvisamente scomparso il Maestro Claudio Scimone, direttore de I Solisti Veneti. Avrebbe compiuto 84 anni a dicembre, ma a causa di una brutta caduta ha avuto complicanze e non è arrivato a questo traguardo.

Gli stavamo preparando una grande sorpresa, noi di Ondaiblea (rivista che leggeva sempre) con alcuni amici che lo stimavano tantissimo, tra cui il caro prof. Giuseppe Mariotta: farlo tornare a suonare a Scicli con i Solisti Veneti, cosa a cui teneva tantissimo, perché si sentiva sciclitano come il padre, nato in questa terra iblea. Qui dove era stato tanti anni fa e dove lo conobbi con Il Giornale di Scicli, insieme a Giuseppe Pitrolo, Franco Causarano e gli altri che letteralmente "tifavano" per lui e per la sua musica.

Un connubio Padova-Scicli per me sempre più crescente e da qualche anno più intenso, con la comune amica Susanna Valpreda che ci teneva in contatto con allegria. A Scicli gli avevano attributo il "Premio Scicli" e spesso in vacanza veniva a Donnalucata, ma la sua amata Padova era sempre nel cuore.

Mi aveva scritto poche settimane fa per sapere come andava il progetto e per ringraziarmi dell'ultimo mio libro che stava leggendo (era lettore di tutti i miei libri) e mi faceva domande su alcuni punti che voleva chiarire, con una fervida curiosità per la storia sciclitana, ed anche per toponimi e cognomi e storielle varie.

Non potevo pensare di ricevere ora questa notizia, improvvisa e irruente, tragica. Ma la morte non mi potrà impedire di ricordarlo vivo, allegro, mentre dirige l'orchestra e fa musica, bella musica, patavina e sciclitana anche, musica italiana, musica classica, che era tutta la sua vita e non solo per i 6000 concerti tenuti ma perché la musica l'aveva dentro, profondamente, come profondamente amava Scicli.

Sarai sempre con noi, Claudio, Maestro Claudio.

 

salvo micciché

 

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Ecco il ricordo de Il Gazzettino (fonte: www.ilgazzettino.it)

Morto il maestro Claudio Scimone, padre dei Solisti Veneti

Padova - L'intero mondo della musica classica è in lutto: questa notte  a Padova è morto il maestro Claudio Scimone, fondatore e direttore dei Solisti Veneti dal 1959. Avrebbe compiuto 84 anni il 23 dicembre prossimo: il decesso a causa di problemi respiratori, dieci giorni fa era stato vittima di una rovinosa caduta, mentre era in ferie, che gli aveva provocato la frattura di alcune costole.

L’ultimo concerto dei Solisti Veneti si era tenuto il domenica scorsa a Bressanone. Il prossimo sarebbe dovuto essere il 14 settembre nella Chiesa di Santa Caterina a Padova e poi il 16 settembre a villa Pisani Bosetti di Bagnolo di Lonigo, Vicenza.
 



LA CARRIERA  Dopo aver studiato direzione d’orchestra con i maestri Mitropoulos e Ferrara, Scimone aveva raggiunto notorietà internazionale dirigendo alcune orchestre sinfoniche, tra cui la London Philharmonia e la Royal Philharmonic di Londra, oltre a Yomiuri Nippon Symphony Orchestra e la New Japan Philharmonic di Tokyo.

Nel 1959 ha fondato a Padova l'orchestra da camera "I Solisti Veneti" con i quali  ha tenuto oltre 6.000 concerti in tutti i continenti, partecipando a importanti festival internazionali (tra i quali, 19 volte, il Festival di Salisburgo). È stato direttore d'orchestra alla Gulbenkian Orchestra di Lisbona, dal 1979 al 1986, e ne era ancora direttore onorario. Sue sono le prime esecuzioni moderne di: Mosè in Egitto, Maometto secondo, Edipo a Colono di Rossini; l'Orlando Furioso di Vivaldi; Le Jugement Dernier di Salieri; Guilaume Tell di Grétry. Nella rinata Fenice, ha diretto la prima ripresa moderna della versione veneziana del Maometto secondo di Rossini.

 

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L'ultimo concerto il 2 settembre

L’ultimo concerto dei Solisti Veneti si era tenuto il domenica 2 settembre a Bressanone. I prossimo sarebbero dovuti essere quello del 14 settembre nella Chiesa di Santa Caterina a Padova e del 16 settembre a villa Pisani Bosetti di Bagnolo di Lonigo, Vicenza. Dopo aver studiato direzione d’orchestra con i maestri Dimitri Mitropoulos e Franco Ferrara, Scimone aveva raggiunto notorietà a livello internazionale dirigendo alcune orchestre sinfoniche, tra cui la London Philharmonia e la Royal Philharmonic Orchestra di Londra, oltre a Yomiuri Nippon Symphony Orchestra e la New Japan Philharmonic di Tokyo. (Fonte: https://corrieredelveneto.corriere.it/padova/cronaca/18_settembre_06/mondo-musica-sotto-choc-morto-maestro-claudio-scimone-fondo-solisti-veneti-0a9a00d6-b1ac-11e8-83b0-14430d1148fb.shtml)

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Pozzallo. Oltre... il mare. Collettiva di pittura 

 

“La grande comunicativa del linguaggio artistico riflette in tutto il suo essere l’animo del pittore”

 

“Tenere a battesimo un artista sicuramente è qualcosa che capita di rado, ma la nascita di un gruppo è un evento che assume un significato davvero particolare, soprattutto in un periodo come questo”.

È l’incipit dello scrittore Francesco Lucania cui è stata affidato l’intervento introduttivo alla collettiva di pittura “Oltre… il mare” che si è inaugurata sabato 28 luglio alle ore 19 presso lo Spazio Cultura Meno Assenza sito in Corso Vittorio Veneto Pozzallo e patrocinato dal Comune di Pozzallo. Un articolato spazio espositivo che raccoglie quaranta opere e che rappresenta la prima collettiva dell’omonimo gruppo.

“Anche se, parlare di collettiva d’arte, come il termine vuole – precisa Lucania – non risponde a verità, perché semplicemente ognuno è un poeta del proprio pennello, dove non ci sono maestri, perché si è sempre allievi del sentire insieme” che è un concetto fluido e spesso assunto quale sinonimo di immedesimazione, simpatia, identificazione e punto di convergenza dello spirito artistico. È proprio su tali princìpi che agli inizi del 2018 nasce il gruppo “Oltre il mare”, coordinato dal pittore Giuseppe Fratantonio (in arte GiEffe), e composto da Rosamaria Armeri, Lucia Benedetto, Alessandra Gugliotta, Santina Lupo, Maria Concetta Manenti, Antonella Modica, Rossella Renno, Anna Venticinque e Peppe Fratantonio, che ha messo tutta la sua esperienza per coordinare e in qualche modo segnare l’iter di questo gruppo.

Un gruppo affiatato il cui elemento di coesione è sintetizzato nelle parole di Giuseppe Fratantonio: “la forza non sta nell’unicità degli obiettivi, ma nella diversità ed è questa un’assoluta novità dove le contaminazioni visive diventano energia propositiva”.

Stili, interpretazioni e tematiche diverse caratterizzano le opere esposte. Tutte posseggono un comune denominatore: sono accomunate da unicità di vedute e dalla vitale freschezza delle cromie, alla ricerca di quel “sentire oltre il sensibile”, di quel “genius loci” che alberga stratificato nell’Io collettivo.

Giuseppe Nativo

 

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La mostra rimarrà aperta sino all’11 agosto (e visitabile dalle 9.00-13.00 / 16.00-20.00; domenica 16.00-20.00). 

 

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Federica Gisana e la “Pienezza del vuoto”

Mostra di opere pittoriche a cura dello scrittore Francesco Lucania 

Ragusa, 21 luglio 2018 – «Quella di Federica è una memoria fatta di fotogrammi e plasticità, di lenti binoculari, su punti di osservazione dell’infanzia, e infine di una memoria fatta di “parentesi di vuoto”, di “colore della pausa”.» 

Pienezza del vuoto. Sembra un assioma filosofico. Sicuramente un ossimoro, col velato intento di suscitare curiosità. E’ il titolo double face (“Full in the void / Pienezza del vuoto”) della mostra che l’artista modicana Federica Gisana terrà domenica 22 luglio, alle ore 19.30, presso la Villa Barone Alfieri a Pozzallo. L’esposizione raccoglie una silloge di 40 opere, realizzate negli ultimi anni, in cui l’artista si cala in una sorta di diario di viaggio pittorico la cui architettura è alimentata da appunti visivi ed emotivi, frammenti di ricordi interiori da inseguire, una girandola di visioni da condividere col pubblico. I suoi quadri esprimono una sorta di magismo cromatico che avvolge in un frame attimi dello scorrere della vita, quasi a ricercare l’intima luce onirica dell’artista.

Nelle tele “Caduta libera” o “Quota 2500” (entrambe olio su tela), ad esempio, le sagome di alcuni paracadutisti, fissati nella loro apparente dinamica staticità, sono sospesi in un vuoto che sembra così denso da rallentare la loro discesa.

Cosa ha ispirato il titolo dato alla mostra?

“Il titolo nasce da alcune mie opere che rappresentano le traversie dell’essere dando sensazioni di vuoto e del non controllo del suo percorso terreno. L’ossimoro emerge dal concetto che la vita stessa impone nel muoversi nel vuoto cercando di riempirlo con progetti e idee che l’essere umano tende a realizzare”.

Qual è stato il percorso di vita artistico?

“Tutto ebbe inizio quando avevo circa di 4-5 anni. In un normale giorno di asilo la maestra ci propose di disegnare e colorare dei fiori, disegni e lavoretti quotidiani. Disegnai il mio bel vasetto con all’interno qualche fiore, però non diedi questa volta lo stesso colore ai petali come le altre volte. Vedevo sempre nel mio astuccio colori non utilizzati, messi da parte. Presi il nero ancora tutto nuovo e colorai quei fiori. Sapevo che stavo osando e sicuramente avrei provocato qualche reazione. Infatti, nel momento in qui la maestra si avvicinò, guardò un attimo con curiosità e, subito dopo, mi rimproverò dicendomi: “Federica i fiori non si colorano di nero!”. Per me fu mortificante e mi sentii in colpa, ma subito dopo pensai di aver dato vita a un colore, anche se appropriato o meno per quel disegno. Per me averlo in mano come tutti gli altri fu importante, perché tutti meritavano di essere strofinati su un foglio di carta”.

I colori scuri hanno fatto sempre parte dei tuoi lavori. Perché?

“Sono toni che mi avvicinano di più alla memoria. E’ la stessa sensazione che avvertiamo quando chiudiamo gli occhi. In quell’istante affiorano nel buio della nostra mente un’immagine, un colore, una luce”.

Diversi sono gli elementi rappresentati sulle tele. Talora apparentemente sembrano artificiali, nella realtà lo sono, come le giostre.

“Queste sono immerse nella natura, nascono da essa, da uno spazio. Le giostre mi hanno sempre attratto ma con distacco fisico, in più le traiettorie circolari che designano hanno sempre dettato in me il senso dell’aspetto ciclico della vita tramite il gioco”.

 

L’esposizione (articolata dalle ore 09.00 – 13.00 / 16.00 – 20.00) chiuderà i battenti il prossimo tre settembre. 

Giuseppe Nativo

 

Profilo biografico

Federica Gisana nata a Modica nel 1985. Consegue la Maturità artistica nel 2004, presso il Liceo Tommaso Campailla di Modica, in seguito, nel 2008 acquisisce il Diploma di Laurea, Accademia di Belle arti, presso l'Università di Catania.

L'artista, lavora principalmente su pittura ad olio e disegno, seguendo progetti specifici, di relazione con il tempo. Le sue opere, spesso dal segno forte, coniugano la sintesi tecnica con elementi lirici. La ricerca di Federica Gisana è l'equilibrio tra racconto, espressione e impressione. L’intuizione dell'artista, lavora da tempo con i linguaggi di relazione della memoria, con un proprio dizionario di segni. La smaterializzazione dei significati, a favore di strutture pittoriche etere, materiche e significanti sono legate al processo di sintesi.

Il lavoro di Federica Gisana, si basa su una ricerca concettuale costante. Esso si articola su diversi livelli di significato in un immaginario che si traduce, tramite un processo mentale, in elementi complessi tramutandole in forma. Le sue immagini, spesso appartengono alla sua esistenza, fanno capo all’esperienza e al ricordo, sono la parte residua di visioni, intuizioni.

Le sue opere sono state esposte in molte personali e parecchie collettive, tra cui: Skopie, Livorno, Catania, Scicli, Modica, Ispica, Ragusa, Pozzallo. Nel mese di luglio 2018 espone nella rassegna “Venti Contemporanei” a cura del Festival dell'arte contemporanea di Cereggio (RE).

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Messa in scena al Teatro Don Bosco di Ragusa 

 

Descrivere emozioni comporta il fatto di conoscerle ma anche quello di averle vissute. Ricostruire fatti e accadimenti significa averli studiati e approfonditi. Saper far ridere e piangere significa aver riso e pianto e aver capito le ragioni e i meccanismi delle emozioni. Queste sono le considerazioni di Angelo Longoni, scrittore e attore (ha firmato testi e regie teatrali, televisive, cinematografiche), autore e regista dello spettacolo “Macbeth Clan” (1998-‘99) prodotto dal Piccolo Teatro di Milano Teatro d’Europa. Riflessioni subito raccolte, fatte proprie e rielaborate da Germano Martorana che firma la regia per “Macbeth Clan” rivisitato in una versione quasi inusitata e che verrà proposta al pubblico ibleo sabato 23 giugno alle ore 21 presso il Teatro Don Bosco di Ragusa. 

Si tratta di un Macbeth rivisto e, forse, un po’ particolare. “Con la sua opera, il regista e sceneggiatore Angelo Longoni - spiega Martorana – mette magistralmente in evidenza l’immortalità dei versi di Sheakespare, citando spesso le stesse parole del grande drammaturgo inglese del ‘600 trasportandole in un’ambientazione completamente diversa, pur lasciando intatta la potenza del loro significato più profondo”.

Ci può dare qualche anticipazione? “Prendete Macbeth, la tragedia più celebre del bardo di Avon, portatela avanti di quattrocento anni, trasformate la corte scozzese in un clan mafioso e avrete Macbeth Clan, una trasposizione in chiave moderna della celebre tragedia sheaksperiana”. 

C’è tutto in Macbeth Clan: c’è la gelosia e la smisurata sete di potere; ci sono le streghe, ammalianti e seducenti come non mai con le loro movenze e le loro profezie; c’è il Re con il suo clan e le sue finte certezze; c’è Macbeth con le sue profonde insicurezze e paure e c’è, soprattutto, la fredda manipolazione di Lady Macbeth che da secoli affascina ed inquieta il pubblico di tutto il mondo. Un piccolo gioiello della drammaturgia italiana contemporanea presentato al pubblico dalla “Bottega dell’Attore”, una sfida stimolante ed avvincente capace di catturare l’attenzione del pubblico. 

Sul palcoscenico gli attori: Dario Guastella, Cettina Gurrieri, Sergio Caruso, Giovanni Canzonieri, Pino Migliorisi, Luca Burgio, Matteo Bracchitta, Gabriele Vizzini, Catherine Mezzasalma, Martina Cintorrino, Clara Vitale, Laura Molè, Rosario Suffanti.

Trucco: Roberta Di Giorgio. Costumi: Salvina Castello. Grafica: Dario Guastella. Luci e Fonica: Salvo Lauretta. Video: Gianni Mazza. Fotografie: Gabriele Vizzini. Assistenti alla regia: Alida Di Raimondo e Gianni Mazza. Regia: Germano Martorana. 

Giuseppe Nativo

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Lo scopo di un'opera onesta è semplice e chiaro: far pensare. Far pensare il lettore, lui malgrado

Paul Valéry