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Libri

Autore: Ignazio La China
Editore: Il minuto d'oro

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Scicli, 22 giugno 2017 – Una giornata alla scoperta del Beato Guglielmo, delle radici socio-culturali di Scicli, quella che si svolgerà nella cittadina barocca iblea il prossimo 24 giugno, alle ore 16:30 presso la Chiesa Madre, con la presentazione del libro, edito da Il Minuto d’Oro, di don Ignazio la China, Il processo di beatificazione di san Guglielmo Eremita.

Alla discussione interverranno, moderati dal Professor Giuseppe Pitrolo, i sacerdoti Ignazio Petriglieri, Antonio Sparacino e studiosi come i professori Paolo Militello, Paolo Nifosì e il dottor Alessio Ruta e, all’interno della chiesa, si potranno ammirare per tutta la giornata i manoscritti originali del processo di beatificazione di san Guglielmo.

Subito dopo la fine della conferenza, dalla Chiesa Madre partirà una passeggiata alla scoperta dei luoghi di San Guglielmo a cura dell’Associazione Culturale “Tanit Scicli” che toccherà diverse tappe fondamentali nella vita dell’eremita come la chiesa di San Matteo, l’eremo dove è vissuto e morto e la chiesa di Santa Maria la Nova, sito finale dell’escursione e sede, dalle 20.45 del concerto per organo a canne presso con musiche dal ‘500 al ‘700 tenuto dal M°. Marcello Giordano Pellegrino.

Originale iniziativa sarà, infine, quella che si potrà letteralmente gustare sabato e domenica nei ristoranti che hanno aderito all’iniziativa, ovvero un menu tematico e dedicato alla vita e ai miracoli di San Guglielmo.

Sarà possibile acquistare il libro durante la presentazione dello stesso, anche con pacchetti dedicati che comprendono anche la passeggiata o ancora la passeggiata e la cena tematica.

 

Per informazioni: 

Edizioni Il Minuto d’Oro, 3401268917

Associazione Culturale Tanit Scicli, 3388614973 –  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo." Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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Successo e partecipazione alla Mondadori Point di Comiso - “Le amiche del ventaglio”: romanzo di Maria Concetta Distefano

 

Comiso, 21 giugno 2017 – Presentato alla Mondadori Point di Comiso il primo romanzo della scrittrice Maria Concetta Distefano “Le amiche del ventaglio,” edito da Hogwords.  La presentazione è stata affidata alla giornalista Giovannella Galliano. Presente un folto pubblico di amiche storiche, conoscenti e di appassionati di lettura, abituali frequentatori della libreria.  La scrittrice vive a Torino ma è nata a Ragusa. Ha frequentato a Comiso, dove ha vissutto fino a 19 anni,  il liceo classico G. Carducci. Si è laureata in Lingue e Letterature Straniere a Pisa.  Per circa trenta anni ha insegnato inglese presso l’istituto tecnico “Russell-Moro” di Torino. 

Già traduttrice dall’inglese di “gialli” Mondadori e di “rosa” (Ed. Corno), già collaboratrice di Confidenze e Confessioni Donna, scrive da più di venti anni per la rivista Intimità. Suoi racconti sono presenti in varie antologie di premi letterari quali “Voci di Donne” di Savona, “Fascino, Mistero e Seduzione” di Sassello (SV), “D come Donna” di Segrate, “Ninfa Camarina”, “Sotto i cieli di Torino”, “Premio città di Rivoli, Club des Poètes”.  Tra premi e altri riconoscimenti vari e di rilievo ricordiamo che un suo racconto, “Ci vediamo a Chisinau”,  è stato pubblicato nell’antologia Lingua Madre 2008;Le rrughe di Tanusha” nell’antologia Lingua Madre 2012, “Registro del professore” nell’antologia Lingua Madre 2015. Un suo racconto, “Seduto sedato”, si trova nella raccolta Ti amo, ti odio.  (Confidenze/Mondadori, giugno 2015).

Da due anni collabora con la casa editrice EDISCO di Torino per la produzione di Easy Readers (Letture semplificate di capolavori della letteratura inglese e americana).

 Le amiche del ventaglio è il suo primo romanzo, appena presentato al Salone del Libro di Torino, il 21 maggio scorso. Il romanzo  è uno spaccato di vita quotidiana di una professoressa, Irene, e delle sue amiche. Molte delle quali insegnanti come lei. E’ dai social che nasce  questo suo romanzo, quasi autobiografico . Le protagoniste del club “Le amiche del ventaglio” , infatti, sono social, comunicano tramite WhatsApp per incontrarsi  o semplicemente dirsi ciao, buongiorno e come va, ma non solo. 

Questo intrigante romanzo  rispecchia un po’ la vita di molte  donne over 50 alle prese con il lavoro, i figli, i mariti, la cucina, le aspettative e soprattutto con le caldane della menopausa, la quale fin dalle prime righe è una costante ma, come dice la stessa autrice,  non è una malattia ma 100 malattie diverse. Da questa obbligata situazione femminile scaturiranno i vari umori, i vari acciacchi ed il ventaglio non può che essere l’unico refrigerio momentaneo ai vari sintomi in agguato. “ Di’, Irene, perché non fondiamo un bel “Fan Club” fan nel senso di ventaglio in inglese, e quindi un bel club del Ventaglio? Insomma, sarebbe carino vederci una volta o due al mese in un momento tutto nostro per sventagliarci all’unisono giacchè siamo tutte in menopausa”…potresti scriverci un romanzo..scriverci..un romanzo..”

L’idea di scrivere un romanzo sulle loro abitudini è presa alla lettera proprio dalla protagonista,  Irene. E’ lei che mette in atto una serie di rendez-vous a casa dell’una o dell’altra amica per una cena in cui, oltre al cibo che rispecchia tanto le loro personalità, protagoniste saranno loro stesse con i loro segreti, le loro manie ed i loro pettegolezzi costruttivi. Loro, infatti, non spettegolano per cattiveria, anzi . A volte alcune amiche, tra cui Irene, si trasformano in detective per dar loro una mano a risolvere i problemi o semplicemente per scoprire verità nascoste. Da mettere in evidenza in questo romanzo è anche la descrizione minuziosa dei luoghi sia visitati dall’autrice  che della stessa Torino in cui è ambientato il romanzo, con le sue vie, le sue piazze i suoi palazzi  tra XVIII e XIX sec. Un’abilità  questa,  che solo pochi scrittori riescono ad esternare nei loro racconti. Questa ed altre citazioni denotano la grande cultura della scrittrice in vari campi del sapere tra cui l’arte in cui ha vissuto, grazie al papà,  fin dai suoi primi vagiti;  la musica, i viaggi e le culture del luogo, le lingue sono anch’esse una costante erudita in questo romanzo apparentemente rosa. La cultura dell’autrice  spazia anche nell’enograstronomia internazionale ed i vini citati ne sono un esempio palese, anche per il nostro palato che , alla sola lettura,  sembra quasi gustarne e sentirne il  vero sapore. Come in un film tutto è talmente descritto alla perfezione e così verosimile da vederne le sequenze, le luci, le ombre, da sentirne anche la musica da sottofondo. La sua è una scrittura visiva.

Nel romanzo c’è tanto di autobiografico e di biografico. Le amiche, infatti sono vere, hanno le abitudini e le fattezze descritte, hanno vissuto anche quelle stesse situazioni . “E’ inutile dire- ha sottolineato Maria Concetta Distefano- che qualcuna c’è rimasta male a vedersi descritta così verosimilmente ma soprattutto a leggere i propri problemi di coppia scaturiti da una reale scappatella da parte del marito. Penso- conclude con una risata- non mi rivolgeranno più la parola”. Un inciso accompagna ti tanto in tanto i vari capitoli. E’ quello della “figlia” che analizza i fogli del racconto lasciati dalla madre vicino al computer. E’ una sorta di “guardarsi allo specchio” dell’autrice, autoironica e a volte spietata : “ per distrarmi dalle ultime vicende personali prendo in mano i nuovi fogli stampati vicino al PC di mia madre e leggo le ultime nefandezze che è riuscita a ascrivere sulle Vecchie Bacucche….. Per quanto riguarda il vestiario delle sue amiche..Dico io..ma si è mai guardata allo specchio lei?”

Il romanzo ha anche pagine di grande tenerezza e poesia legate al dolore sia fisico che morale, pagine dedicate all’amore perduto, non curato a suo tempo, trascurato per orgoglio o solo per pudore, pagine dedicate ad una malattia: “otros destinos”

Il libro può essere scaricato anche in e-book su Amazon.

Leggi tutto: Le amiche del ventaglio

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Ragusa, 6 giugno 2017 – Venerdì 9 giugno 2017 alle ore 18 nella sala del Centro Studi Feliciano Rossitto - Via Ettore Majorana, 5 a Ragusa Giuseppe Tumino (già docente di Filosofia e Storia al Liceo classico di Ragusa) presenterà il volume di Achille Occhetto.

 

Pensieri di un ottuagenario - Alla ricerca della libertà nell’uomo (Sellerio Editore, Palermo, 2016).

Concluderà l’incontro l’Autore.

 

Un lungo viaggio tra politica e filosofia. Una riflessione sul tema della libertà e del determinismo attraverso la lezione dei filosofi letti da Achille Occhetto nel corso del tempo.

L’Autore è stato, negli anni dell’indeterminatezza e dell’inaspettato, nel giro di boa concitato di fine secolo, l’ultimo segretario del Pci e il primo segretario del Pds. Questa passione, costante e immutabile per l’impegno politico e civile, rappresenta, nelle pagine di Pensieri di un ottuagenario, il vero motore della ricerca.

Classe 1936, tra i suoi libri: Il sentimento e la ragione (1994); Governare il mondo. La nuova era della politica internazionale (1998); Secondo me. Brani di una sinistra difficile (2000); Potere e antipotere (2006); La gioiosa macchina da guerra. Veleni, sogni e speranze della sinistra (2013); L’Utopia del possibile (2016). 

 

 

Giuseppe Nativo

Autore: Giovanni Occhipinti
Editore: Bonaccorso

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Un libro, si sa, può scardinare un impero,

può forzare le porte di ferro d’una coscienza 

per introdurvi un seme d’amore, 

di bellezza e di verità

G. Bufalino 1991

 

 

Non aveva nome, lo chiamavano Tu. E veniva da una contrada sperduta del mondo, non si sapeva quale. Si mormorava che avesse attraversato il Mediterraneo. Voce di popolo sussurrava che Tu potesse arrampicarsi sulle nuvole per facoltà misteriose e risalire il cielo, cavalcando le correnti ascensionali dei venti; e tante altre cose di lui si mormoravano: che leggesse nel pensiero dei trapassati e che parlasse con l’aria che respirava e con l’acqua e i colori e le pietre. E intrecciasse duetti con un’eco lontana, che si levava dalle campagne sul mare o dalle dune o dalla Macchia Mediterranea, già rifugio ai disperati e ai diseredati della terra, quando nottetempo sbarcavano sulla spiaggia. O vi giungevano a nuoto, superstiti di naufragi o scacciati da malvagi scafisti, famelici come lupi siberiani. (G. Occhipinti 2017)

Così recita l’incipit dell’originale e intenso romanzo, dal titolo Mare con mare (Bonaccorso editore 2017), di Giovanni Occhipinti, poeta, scrittore, critico letterario e saggista a respiro nazionale. 

Siccome l’autore ha scelto Pozzallo per la prima presentazione del suo romanzo, la lettura dell’incipit mi è sembrata consona a porgere il mio saluto, prima di iniziare alcune riflessioni. Intanto sento di esprimere allo scrittore, corifeo della terra iblea, la mia sentita gratitudine e, soffermandomi sul titolo che delega alla preposizione Con la mediazione dell’emblematico ponte tra mare e mare, desidero confidare che sono stata letteralmente presa dalla creazione letteraria che affascina, sorprende e coinvolge per la tensione etico-cosmica dell’umano essere al mondo. 

Anche l’immagine di copertina del fotografo Massimo Assenza, autore dell’apprezzata mostra Sbarchi, introduce, per consanguinea associazione al vissuto del migrante, il racconto dell’uomo del vento: il volto coperto, il corpo raggomitolato e la nudità dei piedi narrano le ferite culturali ed esistenziali simbolicamente inanellate nello sfondo, catena ferrea e babelica siepe che ci fa testimoni oculari del tempo.  

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La favola dell’uomo e del vento, straordinaria tessitura narrativa, mi ha evocato l’immagine nitida dei cerchi concentrici del Mare, cerchi prodotti da una pietra raccolta dalla Terra e lanciata attraverso il Cielo. Tre mondi Terra - Mare - Cielo in cui Tu, il protagonista nato dalla feconda immaginazione di Giovanni Occhipinti, dissemina incontri reali e immaginari, interpellando con domande ancora aperte la nostra coscienza civica, religiosa e sociale. Lo stesso rapporto con il tempo, fondato su costellazioni di “ricordi” e su “figure” dotate di un’aura magica, è alimentato dalle ardite e originali proiezioni che promanano dai paesaggi costieri.

Il litorale ibleo, con le sue dune di sabbia, con i suoi calcarei sarcofagi, con le sue torri costiere, con le sue serre di plastica nociva, con le sue processioni e ancora la mediterranea Pozzallo con i suoi pescatori e con il rito degli sbarchi assurgono a comprimari, grazie all’intensità creativa ed espressiva dell’autore. Egli porta con sé storia e storie, favole e sogni, filtrati con grande perizia dalla potenza della parola: le ripetute assonanze, le frequenti allitterazioni, le anaforiche voci verbali ricalcano ora il moto ondoso delle emozioni ora le risacche rigurgitanti dolori e lacerazioni. Naufragi, come metafora dei fallimenti, e voli, come metafora del mistero dell’anima, diventano tracce determinanti suono e senso che, convibrando, riconfermano l’inconfondibile stile poetico e stilistico di Giovanni Occhipinti, che proprio con tale romanzo, ancora inedito, è stato finalista al Premio letterario Neri Pozza 2013.

Incisive e memorabili si rivelano pure le proiezioni emotive e affettive impersonate dalla vecchietta, ricordo della madre che Tu rimpiange e dalla voce di Eco, invisibile compagna e amica delle peregrinazioni terrene e dei voli azzurri di Tu. Sospeso tra mare e cielo, tra realtà e sogno, tra dubbi e domande,Tu, cercava di ascoltare perfino i sussurri del Tempo - narra splendidamente l’autore- Quali suoni avevano i suoi sussurri? Pensava che se avesse potuto parlargli, al Tempo di tutti i tempi, avrebbe chiesto per prima cosa notizie certe su Dio e come bisogna agire per farsi ascoltare e essere certo che ciò che sentiva nel cuore di dirgli fosse quello che Lui voleva ascoltare. Però neanche il Tempo era visibile ai suoi occhi e non aveva parole per parlare agli uomini, un po' come Lui, il Signore Iddio.

  

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L’intreccio narrativo motiva letterariamente la genesi del protagonista, ritratto nelle sue particolarità fisiognomiche e avvolto dall’aura delle sue magiche facoltà, che la tradizione orale ha mutuato con numerose varianti affastellatesi di generazione in generazione. Da qui gemmano le vicende quotidiane, i pensieri, i desideri di un eccezionale personaggio che incarna smarrimenti e speranze in sintonia con il nostro acciaccato mondo. 

L’idea del nome Tu, pronome che presuppone Io e perciò la dualità che trova pienezza solamente nella dimensione dialogante e relazionale, diventa sicuro indizio della poetica, sottesa alla parabola favolistica e immersa sapientemente nel quotidiano operare di Tu. 

Misterioso e straordinario Tu incarna il sogno del volo e s’invola nell’infinito dell’infinito, dove intuisce la presenza di Lui - Dio, e vaga da sponda a sponda rimescolando le plurali sfide della vita e della morte nel segno dell’umana com-prensione del volto dell’altro. Nella terra ferita da sopraffazioni e marginalità, Tu si spende in bontà e aiuti, riciclando e recuperando il superfluo e lo spreco di una lunga catena di potenti e prepotenti; nel mare rivive i naufragi e rimette alle correnti marine la custodia del sangue, salmastro memoriale di volti e corpi animati dal desiderio dell’approdo; nel cielo mendica la voce di Dio, silente ma irradiante una luce diversa inimmaginabile, una luce che contenesse tutti i colori.  

Tu, mendicante del cielo - per dirlo con Maritain - attraversa i colori del tempo e nell’assecondare la signoria del vento, soffio libero e vitale, intona il canto dell’umana fratellanza. Non più grido di dolore ma canto di liberazione, polifonia poetica che attraversa terra, mare, cielo per tramutarsi in pluriverso orante.

Nei capitoli si susseguono immagini e parole, si avvicendano metafore, allusioni, associazioni visive e sonore, capaci di dilatare le interpretazioni di carattere letterario e storico, cui rimanda l’autore con la sua mirabile favola, sapiente visione dell’umanità in fuga, ma comunque in cammino verso la fioritura della fede nel Dio che si è fatto carne dell’uomo. 

 

***

 

Giovanni Occhipinti, con un linguaggio di grande suggestione, affronta una problematica di assillante attualità e dipana il nodo storico-culturale col quale dobbiamo misurarci. Non con la logica dell’uomo corrotto e dominatore ma con l’abbraccio alla Croce. Non come atto di pietismo ma come testimonianza di autentica umanità. Maestoso è l’epilogo del romanzo. Il mare nostrum, attraversato nel corso dei secoli da Dio e dagli uomini, custodisce i semi di fiori offerti da Tu al Dio nascosto come testimonianza dell’incessante ricerca del respiro relazionale, contrassegnato simbolicamente dalla grande Croce di pietra ai piedi della quale lo stesso Tu si adagia per involarsi, probabilmente unendosi alla schiera alata dei gabbiani, spirito dei morti in mare, come vuole la credenza popolare dei marinai.

Interprete della straordinaria confluenza di poesia e preghiera - i due pilastri della civiltà come esortava, a suo tempo, il pozzallese Giorgio La Pira - dalle stesse sponde mediterranee Giovanni Occhipinti crea l’impareggiabile poetica favolistica che s’innesca nella realtà. Per tale ragione è necessario cedergli la parola: Cosa dovrei fare -, gridò, cantò, recitò Tu - dimenticarti? fingere che non ci sei? Fingere che non esisto? […] poi pianse e poi volle ancora parlargli, cantando; e poi ancora gli parlò, pregando. Una lunga preghiera che conteneva la luce delle stelle e il buio della notte; i bagliori del sole e i colori dell'alba e dell'aurora e la distesa pacifica e solenne dei mari e il suono dei venti e il canto della terra e dei mondi. E si udiva l'eco di questa preghiera. E la preghiera era un coro. E la preghiera era un inno solenne all'amore. E si levava lentamente, la preghiera, come un dono. Si levava come un dono a Dio, la preghiera.

 

Grazia Dormiente 

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Ragusa, 26 maggio 2017 – Lunedì 5 giugno 2017 alle ore 18 al Centro Studi Feliciano Rossitto (Via Ettore Majorana 5, Ragusa) Paolo Nifosì (Storico dell’arte) presenterà il libro di Nino Sparacino, Modica: dal secolo breve al XXI secolo. Immagini a confronto dopo 100 anni.

 

Saranno esposte foto d’epoca sulla città e sul centro storico di Modica con a fianco le corrispettive foto del 2014 sugli stessi luoghi, con lo stesso punto di vista e con lo stesso punto d’osservazione. 

Quello di Nino Sparacino è un documento che assume un rilevante valore perché attraverso la fotografia fornisce al lettore la possibilità di catapultarsi nella memoria storica della città di Modica e di cogliere angoli, luoghi, spazi temporali e vicende che hanno costruito l’identità collettiva di un agglomerato urbano caratterizzato da una stratificazione culturale non indifferente. 

“Abbiamo voluto dare spazio a quest’opera – spiega Giorgio Chessari – proprio perché il passato contiene in sé elementi di riflessione culturale che spingono a guardare in avanti con la consapevolezza delle nostre radici”.

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Lo scopo di un'opera onesta è semplice e chiaro: far pensare. Far pensare il lettore, lui malgrado

Paul Valéry