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Libri

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Scicli, 25 January 2018 – Nuovo appuntamento al Caffè letterario Brancati di Scicli (torrente Aleardi, 18): Sabato 27 gennaio alle ore 18,00 la presentazione del libro di Rosario BlandinoDalla sigaretta alla cicca, e quel che ci sta in mezzo”. L'uso di fumare il tabacco è antichissimo: infatti il libro parte dal VII secolo D.C. con i Maya intenti ad arrotolare il "sik'ar" da cui, molto probabilmente, deriva il termine "sigaretta" (e sigaro), usato poi in tutte le lingue occidentali. Quindi Blandino, accanito non fumatore, arriva attraverso dettagliati racconti ed esempi agli anni contemporanei e all'avvento della sigaretta elettronica. Il volume racconta dell'evoluzione dell'utilizzo della sigaretta anche attraverso l'emancipazione femminile.

Blandino, classe 1960, è un bravo oncologo impegnato nel sociale. Ha esordito in ambito letterario col bel giallo “Alle sei del pomeriggio”.

Parleranno con l’autore Franco Causarano e Giuseppe Pitrolo. 

Ingresso libero.

 

Giuseppe Pitrolo

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Ragusa, 15 Gennaio 2018 – La scrittrice ragusana Marinella Tumino ha scritto alcuni romanzi tra cui Trame d’inchiostro - Racconti e oltre (2015), Quel treno per la Polonia, Frammenti d’anima e i racconti La soffitta incantata, A piccoli passi, Nonna raccontami una storia, e Sogno clandestino

Ora presenta ai lettori L’urlo del Danubio, Viaggio dell’anima sui binari della memoria storica in uscita tra qualche giorno da Operaincerta Editore. 

«Tocca a noi adulti (genitori, insegnanti e formatori) educare i giovani – dice – e guidarli per creare tutti i presupposti perché essi possano diventare adulti consapevoli, responsabili e attivi nella società civile».

 

Il 27 gennaio, in occasione della Giornata della Memoria, esce dunque il nuovo libro, L’urlo del Danubio, Viaggio dell’anima sui binari della memoria storica

Chiediamo a Marinella Tumino che significato ha, oggi, a distanza di oltre 70 anni, scrivere un libro sulla Shoah?

– Ritengo che continuare a parlare e scrivere di Shoah possa servire, senza dubbio, a non dimenticare ciò che è stato uno dei crimini più efferati che la storia dell’umanità abbia vissuto anche perché gli ultimi testimoni, in grado di raccontare e raccontarsi, sono quasi tutti scomparsi. Spetta, dunque, ai giovani, adulti di domani, a porsi, in qualità di cittadini attivi e responsabili, attraverso un percorso di formazione storica e l’impegno quotidiano, perché una simile barbarie non si ripeta mai più. 

 

Il tuo è un viaggio immaginario che passa attraverso alcuni luoghi simbolo, da Auschwitz a Birkenau, dalla Risiera di San Sabba ai ghetti di Roma o Ferrara, intervallato da racconti e poesie. Perché hai scelto di raccontare quel periodo in questo modo?

– Mi piace molto sperimentare generi e stili. In quest’opera per la prima volta ho utilizzato più generi letterari (dal saggio storico al racconto e ai versi poetici). A dire il vero, non è stata una scelta mirata, ma mi piace pensare che, strutturandola in questo modo, un target di lettori più vasto possa approcciarsi alla lettura e, dunque, al messaggio insito in essa e alla conseguente riflessione.

 

Sei un’insegnante, quindi a contatto quotidiano con i giovani. Che idea hanno le nuove generazioni di quegli anni?

– Spesso i miei studenti mi chiedono a cosa possa servire studiare la “Storia”. Sono davvero pochi gli appassionati di questa disciplina, ma quando in classe affrontiamo le tematiche del Novecento, rimangono totalmente affascinati e pongono domande, le più disparate. Si soffermano spesso sul perché sia avvenuto un misfatto così spietato e disumano, su come l’uomo abbia potuto uccidere, violentando la dignità umana con tanta superficialità. Credo che i giovani, che spesso si mostrano coriacei e apatici, siano invece molto sensibili e fragili. Tocca, quindi, a noi adulti (genitori, insegnanti e formatori) educarli e guidarli per creare tutti i presupposti perché essi possano diventare adulti consapevoli, responsabili e attivi nella società civile.

 

Per fortuna da oltre mezzo secolo, l’Europa (a parte i Balcani), per fortuna non ha visto un’altra guerra. Credi che in futuro potrà ripetersi quello che hanno vissuto i nostri padri e i nostri nonni?

– La Storia ci insegna che nulla è scontato e che viviamo in un mondo vittima di un equilibrio precario dove il desiderio di conquista e di superiorità degli uomini verso il più debole è sempre in agguato. Basta, dunque, un soffio di vento perché possa venir appiccato un fuoco pandemico. È a fronte di questo che noi adulti dobbiamo diventare istruttori di vita ed allenatori di concordia dei giovani. 

 

Con quale genere di scrittura ti trovi più a tuo agio?

– Ho sempre prediletto leggere e scrivere romanzi. Tuttavia, da alcuni anni ho scoperto la passione per la poesia e i racconti ed è proprio con questi ultimi due generi che partecipo spesso a concorsi letterari che mi hanno dato ottimi risultati e belle soddisfazioni. In più occasioni sono arrivata finalista e in altre ho ottenuto “Menzioni di merito”. Per esempio, due dei racconti inseriti in L’urlo del Danubio, proprio nel 2017, sono risultati finalisti in due concorsi. In uno di questi sono stata premiata in Campidoglio a Roma.

 

Il tuo prossimo progetto?

– Ho già finito un romanzo sul quale ho lavorato per circa due anni. Adesso rimane un po’ in stand by e poi farò una revisione finale. Ho già in mente altri due progetti che spero di riuscire a realizzare.

 

Grazie, e buon lavoro, Marinella Tumino, siamo certi che anche questo sarà un successo per te.

 

Salvo Micciché

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I sistemi onorifici dell’Albania. Presentazione del libro nel programma “Cultura e non solo aperitivo”, del Cafè Aruci di Modica

 

Modica, 19 Dicembre 2017 – Sabato prossimo, 23 dicembre, alle ore 18.00, presso il Cafè Aruci di Modica verrà presentato il libro del Dr. Carmelo Cataldi “I sistemi Onorifici dell’Albania”. Il volume, che offre uno spaccato storico dell’Albania dal 1912, anno di indipendenza del “Paese delle aquile” dalla Turchia, al 2017, attraverso l’istituzioni dei rispettivi sistemi onorifici, è una miscellanea faleristica e giuridica del patrimonio onorifico albanese.

La presentazione a cura dall’autore, avviene all’intero di un programma di rivalutazione del centro storico modicano che non si deve presentare solo come luogo di consumo e di commercializzazione, ma anche di comunicazione e di arricchimento sociale e culturale e di cui il Cafè Aruci si vuole fare promotore come eventuale capofila.

Questo primo evento, il primo di una serie che si proietterà nel tempo, e che avrà caratteristiche ovviamente culturali e nello specifico letterarie, sarà accompagnato da una degustazione di aperitivi particolari tra cui, per l’occasione, quello a base di rakia, un liquore alla frutta tipico albanese.

Periodicamente vi saranno altrettanti eventi, in abbinamento all’attività principale, di cui il prossimo di natura artistica (si pensa già alla mostra di un noto pittore locale), che catalizzeranno l’interesse generale sia del cittadino che del turista. 

Per il lancio dell’iniziativa il Cafè Aruci omaggerà di 10 copie del volume gli affezionati clienti, con dedica dell’autore.

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Ragusa, 13 December 2017 –Nessuno può volare (Feltrinelli) è la più recente opera di Simonetta Agnello Hornby: sarà presentata a Modica dall’autrice, cittadina italiana e britannica, lunedì 18 dicembre alle ore 18,30 all’Auditorium “Pietro Floridia” di Piazza Matteotti a Modica.

L’incontro sarà introdotto dal giornalista Marco Sammito e condotto da Giuseppe Pitrolo. 

Nessuno può volare” parla di come sentirsi normale, come gli altri, anche quando non lo si è.

Ad appena venti anni George, il figlio di Simonetta Agnello Hornby, iniziò a camminare male e chiese di potere aiutarsi con un bastone. Dopo avere consultato diversi medici si ebbe, in concomitanza con il successo de “La Mennulara”, la tremenda notizia della diagnosi: sclerosi multipla primaria progressiva.

Il mondo vede i disabili in maniera orribile, almeno fino al 2006, quando le Nazioni Unite hanno varato la Convenzione per i diritti dei disabili, ratificata dall’Italia nel 2008.

"Una madre, scrittrice e avvocato di famiglia con una vita spesa tra l’Italia e Londra, e un figlio che dopo esser stato avvocato d’affari e banchiere nella City di Londra ha scoperto di avere la sclerosi multipla. E’ il racconto della vita quotidiana di una madre, Simonetta, e di suo figlio, George, che diventa disabile in età adulta. Il film «Nessuno può volare» è andato in prima tv il 25 ottobre alle 21.10 su La F.

«S’intitola così perché quando a mio figlio George diagnosticarono la sclerosi multipla, guardando fuori dalla finestra vidi dei piccioni e pensai: in fondo nessuno può volare. Una piccola consolazione pensando che mio figlio non avrebbe più camminato», così la Agnello Hornby, avvocato e scrittrice, spiega nel film (regia di Riccardo Mastropietro) il viaggio interiore che diventa sullo schermo un viaggio fisico lungo lo Stivale: da Roma a Firenze e fino alle colline del Nord. Un viaggio  fra le bellezze di un Paese e le sue ricchezze umane: altri disabili si affiancano a George e Simonetta portando ciascuno il suo racconto di vita e speranza. George ha due figli, Elena di 16 e Francesco di 14. Divorziato, passa il tempo – come dice lui – girando la sua amata Londra con i mezzi pubblici. E continua a vivere indipendentemente «con l’aiuto e il buon umore» dei suoi assistenti e famigliari. Una lezione di vita. E una sfida."

Leggi tutto: Nessuno può volare: Simonetta Agnello Hornby a Modica

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Scicli, 2 November 2017 – Giuseppe Lupo Venerdì 3 alle 18.30 conversa con Emanuele Occhipinti e Giuseppe Pitrolo sul suo ultimo romanzo: Gli anni del nostro incanto (Marsilio). 

L’incontro si tiene presso la sede del Movimento Culturale “V. Brancati” (Torrente Aleardi, 18) ed è organizzato col cral della Banca Agricola Popolare di Ragusa. 

L’ingresso è libero.

 

Giuseppe Lupo è nato in Lucania nel 1963 e vive in Lombardia, dove insegna letteratura italiana contemporanea presso l'Università Cattolica di Milano e Brescia. Per Marsilio ha pubblicato L'americano di Celenne (2000; Premio Giuseppe Berto, Premio Mondello, Prix du premier roman), Ballo ad Agropinto (2004), La carovana Zanardelli (2008; Premio Grinzane Cavour-Fondazione Carical, Premio Carlo Levi), L'ultima sposa di Palmira (2011; Premio Selezione Campiello, Premio Vittorini), Viaggiatori di nuvole (2013; Premio Giuseppe Dessì), Atlante immaginario (2014) e L'albero di stanze (2015; Premio Alassio-Centolibri, Premio Frontino-Montefeltro, Premio Palmi). È autore di numerosi saggi e collabora alle pagine culturali del «Sole 24 Ore» e di «Avvenire».

 

Gli anni del nostro incanto

Una domenica di aprile, una Vespa, a Milano, negli anni Sessanta: un padre operaio, una madre parrucchiera, un figlio di sei anni e una bimba che non ne ha ancora compiuto uno. Vengono dalla periferia, sembrano presi dall'euforia del benessere che ha trasformato la loro cronaca quotidiana in una vita sbarluscenta. Qualcuno scatta una foto a loro insaputa. Vent'anni dopo, nei giorni in cui la Nazionale di calcio italiana vince i Mondiali di Spagna, una ragazza si trova al capezzale della madre che improvvisamente ha perso la memoria. Il suo compito è di ricordare e narrare il passato, facendosi aiutare da quella foto. 

Prende così avvio il racconto di una famiglia nell'Italia spensierata del miracolo economico, una nazione che si lascia cullare dalle canzoni di Sanremo, sogna viaggi in autostrada, si entusiasma con i lanci nello spazio dei satelliti americani e sovietici, e crede nel futuro, almeno fino a quando non soffia il vento della contestazione giovanile e all'orizzonte si addensano le prime ombre del terrorismo. Dopo la strage di piazza Fontana finisce un'epoca favolosa e ne comincia un'altra. La città simbolo dello sviluppo industriale si spegne nel buio dell'austerity, si sporca di sangue e di violenza, mostra il male che si annida e lascia un segno sul destino di tutti. 

Con un romanzo dalla scrittura poetica e struggente, forte nei sentimenti ed evocativo nello stile, Giuseppe Lupo ci racconta il periodo più esaltante e contraddittorio del secolo scorso - gli anni del boom e quelli di piombo - entrando nei sogni, nelle illusioni, nelle inquietudini, nei conflitti di due generazioni a confronto: quella dei padri venuti dalla povertà e quella dei figli nutriti con i biscotti Plasmon.

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Lo scopo di un'opera onesta è semplice e chiaro: far pensare. Far pensare il lettore, lui malgrado

Paul Valéry