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Autore: Sebastiano Tusa
Editore: Edizioni di Storia e Studi Sociali
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Le antiche radici identitarie del popolo siciliano ai raggi X nel terzo incontro degli Appuntamenti del giovedì a cura della libreria La Talpa. Ieri pomeriggio a Modica l’archeologo e attuale assessore regionale dei beni culturali Sebastiano Tusa

 

Modica, 30 novembre 2018 – Vari saggi che centrano vari argomenti: un inquadramento storico, archeologico e filosofico sul Mediterraneo antico; le forme di religiosità delle popolazioni primitive siciliane; l'insorgenza agro-pastorale nell'isola ossia la transizione tra le società di cacciatori e raccoglitori e quelle d’agricoltori e pastori; microcosmi insulari straordinari come Pantelleria e le Eolie; infine, le antichissime radici identitarie del popolo siciliano. 

Questi i contenuti dell’opera “Sicilia archeologica” (Edizioni di Storia e Studi Sociali) presentata dall’autore, Sebastiano Tusa, ieri pomeriggio, nei locali della Società operaia di mutuo soccorso, in occasione de “Gli appuntamenti del giovedì”, promossi a Modica per celebrare i 25 anni di attività della libreria La Talpa, rappresentata da Francesco Trombadore, in collaborazione con l’enoteca cioccolateria “Sotto San Pietro”, c’erano Giorgio Solarino e Daniele Pavone, e con il patrocinio del Comune. 

Sono intervenuti l’assessore alla Cultura Maria Monisteri e l’archeologo Giovanni Distefano, attuale direttore del polo regionale di Ragusa per i siti culturali e per i parchi archeologici di Camarina e Cava Ispica.

 

Tusa, docente e scrittore assai prolifico, prima di approdare all’attuale incarico nella Giunta regionale siciliana, è stato soprintendente per i Beni culturali e ambientali di Trapani ed a capo della “sua” creatura, la prima Soprintendenza del Mare istituita in Italia con compiti di ricerca, censimento, tutela, vigilanza, valorizzazione e fruizione del patrimonio archeologico subacqueo, storico, naturalistico e demo-antropologico dei mari siciliani e delle isole minori. Fin dalla premessa ci si rende conto che l’autore ha voluto dare all’opera un taglio più divulgativo e meno accademico, ritenendo che la cultura debba essere patrimonio di tutti e non solo degli iniziati. I nove saggi hanno un unico filo conduttore, pur nella diversità degli argomenti, quello di rintracciare nel sincretismo antropologico quell’elemento identitario che fa della Sicilia non un’isola ma un arcipelago di culture, religioni, popoli e tradizioni.

“Nel primo saggio di taglio autobiografico – ha spiegato Tusa – ho rievocato la figura di Vincenzo Tusa, mio padre, archeologo di chiara fama, che mi guida, da piccolo, sui sentieri di Pantelleria, alla ricerca del “Sese del re”, un monumento funerario megalitico di epoca preistorica. In una foto, stringo la mano di mio padre, quasi in una sorta di passaggio di consegne tra noi due che si realizzerà nel mio impegno nel riesumare le tracce del passato”. 

Nei saggi successivi l’autore, attraverso le sue ricerche sulla terraferma e le  ricognizioni nei fondali sottomarini, tende a dimostrare che l’isola è da considerarsi un ponte di passaggio culturale non solo dall’Africa ma anche dalle coste egee, dai Balcani, dall’Asia Minore, dalla penisola italiana, dall’Europa e viceversa. Galleggiante nel cuore del Mediterraneo che, come dice Henri Pirenne, è oggetto e soggetto della storia, la Sicilia ne assorbe la vita e ne è assorbita. In questo mare si mescolano sostrati e parastrati della storia, lasciando molte tracce che sono tesori umani, storie, idee, segni materiali decodificati dall’archeologia.

 

Daniele Pavone


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