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Libri

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Ragusa, 13 December 2017 –Nessuno può volare (Feltrinelli) è la più recente opera di Simonetta Agnello Hornby: sarà presentata a Modica dall’autrice, cittadina italiana e britannica, lunedì 18 dicembre alle ore 18,30 all’Auditorium “Pietro Floridia” di Piazza Matteotti a Modica.

L’incontro sarà introdotto dal giornalista Marco Sammito e condotto da Giuseppe Pitrolo. 

Nessuno può volare” parla di come sentirsi normale, come gli altri, anche quando non lo si è.

Ad appena venti anni George, il figlio di Simonetta Agnello Hornby, iniziò a camminare male e chiese di potere aiutarsi con un bastone. Dopo avere consultato diversi medici si ebbe, in concomitanza con il successo de “La Mennulara”, la tremenda notizia della diagnosi: sclerosi multipla primaria progressiva.

Il mondo vede i disabili in maniera orribile, almeno fino al 2006, quando le Nazioni Unite hanno varato la Convenzione per i diritti dei disabili, ratificata dall’Italia nel 2008.

"Una madre, scrittrice e avvocato di famiglia con una vita spesa tra l’Italia e Londra, e un figlio che dopo esser stato avvocato d’affari e banchiere nella City di Londra ha scoperto di avere la sclerosi multipla. E’ il racconto della vita quotidiana di una madre, Simonetta, e di suo figlio, George, che diventa disabile in età adulta. Il film «Nessuno può volare» è andato in prima tv il 25 ottobre alle 21.10 su La F.

«S’intitola così perché quando a mio figlio George diagnosticarono la sclerosi multipla, guardando fuori dalla finestra vidi dei piccioni e pensai: in fondo nessuno può volare. Una piccola consolazione pensando che mio figlio non avrebbe più camminato», così la Agnello Hornby, avvocato e scrittrice, spiega nel film (regia di Riccardo Mastropietro) il viaggio interiore che diventa sullo schermo un viaggio fisico lungo lo Stivale: da Roma a Firenze e fino alle colline del Nord. Un viaggio  fra le bellezze di un Paese e le sue ricchezze umane: altri disabili si affiancano a George e Simonetta portando ciascuno il suo racconto di vita e speranza. George ha due figli, Elena di 16 e Francesco di 14. Divorziato, passa il tempo – come dice lui – girando la sua amata Londra con i mezzi pubblici. E continua a vivere indipendentemente «con l’aiuto e il buon umore» dei suoi assistenti e famigliari. Una lezione di vita. E una sfida."

Leggi tutto: Nessuno può volare: Simonetta Agnello Hornby a Modica

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Scicli, 2 November 2017 – Giuseppe Lupo Venerdì 3 alle 18.30 conversa con Emanuele Occhipinti e Giuseppe Pitrolo sul suo ultimo romanzo: Gli anni del nostro incanto (Marsilio). 

L’incontro si tiene presso la sede del Movimento Culturale “V. Brancati” (Torrente Aleardi, 18) ed è organizzato col cral della Banca Agricola Popolare di Ragusa. 

L’ingresso è libero.

 

Giuseppe Lupo è nato in Lucania nel 1963 e vive in Lombardia, dove insegna letteratura italiana contemporanea presso l'Università Cattolica di Milano e Brescia. Per Marsilio ha pubblicato L'americano di Celenne (2000; Premio Giuseppe Berto, Premio Mondello, Prix du premier roman), Ballo ad Agropinto (2004), La carovana Zanardelli (2008; Premio Grinzane Cavour-Fondazione Carical, Premio Carlo Levi), L'ultima sposa di Palmira (2011; Premio Selezione Campiello, Premio Vittorini), Viaggiatori di nuvole (2013; Premio Giuseppe Dessì), Atlante immaginario (2014) e L'albero di stanze (2015; Premio Alassio-Centolibri, Premio Frontino-Montefeltro, Premio Palmi). È autore di numerosi saggi e collabora alle pagine culturali del «Sole 24 Ore» e di «Avvenire».

 

Gli anni del nostro incanto

Una domenica di aprile, una Vespa, a Milano, negli anni Sessanta: un padre operaio, una madre parrucchiera, un figlio di sei anni e una bimba che non ne ha ancora compiuto uno. Vengono dalla periferia, sembrano presi dall'euforia del benessere che ha trasformato la loro cronaca quotidiana in una vita sbarluscenta. Qualcuno scatta una foto a loro insaputa. Vent'anni dopo, nei giorni in cui la Nazionale di calcio italiana vince i Mondiali di Spagna, una ragazza si trova al capezzale della madre che improvvisamente ha perso la memoria. Il suo compito è di ricordare e narrare il passato, facendosi aiutare da quella foto. 

Prende così avvio il racconto di una famiglia nell'Italia spensierata del miracolo economico, una nazione che si lascia cullare dalle canzoni di Sanremo, sogna viaggi in autostrada, si entusiasma con i lanci nello spazio dei satelliti americani e sovietici, e crede nel futuro, almeno fino a quando non soffia il vento della contestazione giovanile e all'orizzonte si addensano le prime ombre del terrorismo. Dopo la strage di piazza Fontana finisce un'epoca favolosa e ne comincia un'altra. La città simbolo dello sviluppo industriale si spegne nel buio dell'austerity, si sporca di sangue e di violenza, mostra il male che si annida e lascia un segno sul destino di tutti. 

Con un romanzo dalla scrittura poetica e struggente, forte nei sentimenti ed evocativo nello stile, Giuseppe Lupo ci racconta il periodo più esaltante e contraddittorio del secolo scorso - gli anni del boom e quelli di piombo - entrando nei sogni, nelle illusioni, nelle inquietudini, nei conflitti di due generazioni a confronto: quella dei padri venuti dalla povertà e quella dei figli nutriti con i biscotti Plasmon.

Valutazione attuale: 5 / 5

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Il romanzo di Giovanni Occhipinti sarà presentato al Centro studi "F. Rossitto"

 

Ragusa, 7 Ottobre 2017 – L’onorevole Giorgio Chessari, nella qualità di presidente del Centro Studi “Feliciano Rossitto”, comunica che venerdì 20 ottobre 2017, alle ore 17.30, presso la sala conferenze dello stesso Centro studi (Via Ettore Majorana, 5), Carmelo Arezzo e Giuseppe Nativo presenteranno il nuovo romanzo di Giovanni Occhipinti, “Mare con Mare” (Bonaccorso editore, Verona, 2017, pp. 187; finalista, da inedito, al Premio Neri Pozza, 2013).

Alla fine della serata interverrà l’autore. 

 

Tra cronaca e storia, il romanzo rievoca il perpetuarsi del destino errabondo dei popoli del Mediterraneo, sia pure nella parvenza di una favola ingenua e triste, di bontà e di cattiveria, calata nel dramma della vita. La narrazione è costruita in una prosa dai tratti espressionistici e realistico-magici, mentre dialoghi e monologhi si avvalgono in prevalenza di inflessioni popolari attraverso un lessico dialettale (sicilianismi) qualche volta arcaico, affidato a un procedimento anche iterativo (effetto-eco) della parola che accende il “parlato”.

Valutazione attuale: 5 / 5

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Non è da ora che Vito Campo si cimenta nella scrittura, poetica e narrativa, anche attraverso l'esercizio di un gusto estetico ampiamente sperimentato nell'uso dell'obiettivo. E dunque, un occhio attento ai colori, alle ombre e alle sfumature del paesaggio ha a che fare anche con una mente creativa attenta all'uso delle immagini già nell'amnio della parola, il verbum che diviene Parola, la parola con la quale si può costruire l'edificio narrativo che si sviluppa e si regge sul linguaggio.

Mi riferisco al suo recente Quattro racconti (Operaincertalibri, 2016), un libro appunto di racconti che si leggono con avvinto interesse anche per la piacevole sorpresa di averci fatto scoprire un autore che è già un promettente nostro compagno di strada e soprattutto un lettore, cui non sfugge l'importanza, in letteratura, di elevare la propria opera sull'altare della cultura: è questo che consacra un'opera e le dà dignità letteraria.

Per scendere nei particolari, egli sa bene come imprimere un andamento diaristico alla sua prosa per meglio vivere la suggestione dei ricordi attraverso personaggi del suo passato. E infatti, nel riepilogo di un'amicizia, nella rivisitazione e il recupero della dimensione dell'infanzia e dell'adolescenza, ma anche dell'età adulta, Vito Campo tenta recuperi autobiografici con una levità della parola che sorprende ed entusiasma il lettore, soprattutto quando descrive la luce, la sua vividezza e le sue opacità, le dissolvenze nelle sfumature, allo scopo di creare atmosfere, stati d'animo, emozioni. Qui, le sequenze più significative ed espressivamente ed espressionisticamente congegnate a tutto vantaggio di un linguaggio che dà la misura della maturità dell'autore, il quale, qua e là, si fa perdonare qualche inciampo nel descrittivismo compiaciuto, forse spinto dalla vis emotiva da cui origina la sua sensualità. Non per questo egli si fa prendere la mano dalla prolissità, essendo la struttura dei racconti attenta all'equilibrio e ai tempi del suo narrare.

Giovanni Occhipinti

 

 

Valutazione attuale: 5 / 5

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Rodolfo Di Biasio e Giovanni Occhipinti

Conversazione al telefono

 

Domande:

-1) Libro difficile questo tuo "Mare con mare" (Narrativa Bonaccorso – Verona, 2017). Quale il filo rosso che il lettore deve seguire per giungerne al cuore?

-2) E’ giusto dire che il tuo romanzo affronta la tragedia, la sofferenza della storia e nello stesso tempo è racconto visionario aperto alla speranza?

-3) Tu è il protagonista del racconto. Personaggio misterioso e intenso, insieme ingenuo e capace di porsi le grandi domande della vita nella sua ricerca di Dio. Ma chi è Tu

Risposte:

Se mi consenti, Rodolfo, riunisco in un unico discorso le risposte alle tue tre domande, che si integrano là dove affrontano il tema del mistero dell'eternità e della sofferenza dell'uomo della terra, quali che siano il colore della pelle, la civiltà, la storia, il credo religioso. 

"Libro difficile", dici? Sì, Mare con mare, (Narrativa Bonaccorso, 2017) apre le sue pagine ai lettori, disvelandosi e velandosi via via che il protagonista Tu entra nella loro vita, rendendoli partecipi delle proprie emozioni, dei propri sentimenti e problemi e soprattutto degli accadimenti insoliti (soprannaturali?), disperati e infelici, ma sempre ispiratori di sentimenti e di gesti edificanti anche quando riguardino la miseria e la cattiveria o l'indifferenza degli uomini che feriscono gli indifesi e i deboli.

Tra favola e dramma, Tu ci fa riflettere sulla sofferenza dei derelitti e degli oppressi, ma nello stesso tempo sulla forza della bontà e della fede nel Dio degli uomini, nel quale egli crede e che ricerca come in un sogno -o in una favola-, una sorta di realtà incantata, per parlargli e sfogarsi, come accade a certi personaggi vetero-testamentari e allo stesso Cristo, che grida nello spasimo il suo dolore per essere stato "abbandonato" alla tortura infame della crocifissione. In altri termini, l'immigrato Tu, dalla facies "bivalente" - nera e bianca - è gli uomini che soffrono l'afflizione della terrestrità: umiliazioni, persecuzioni e maltrattamenti, privazioni; e quanto più egli ne è vittima, tanto più si eleva nello spirito, ricercando il Dio del dolore, della sofferenza e del perdono.

Dunque, il "filo rosso", come tu dici, bisogna districarlo dall'intricato gomitolo esistenziale e terragno e servirsene come guida per uscire dal labirinto della malvagità o dell'indifferenza e ritrovare in Lui - Dio! - la condizione definitiva ed eterna della vita -Oltre! Non fa forse pensare la fine di Tu, il quale inspiegabilmente viene trovato morto ai piedi di una Croce, su cui si era arrampicato, forse per sfidarne la storia nella quale convivono malvagità e redenzione o forse per autocrocefiggersi? Dunque, è a una doppia lettura che va sottoposto il romanzo: quella che riguarda l'aspetto della favola e l'altra del dramma dell'umanità tradita e divisa, offesa e perseguitata, che spera in un intervento divino. Negato su questa terra. O forse non compreso? L'uomo muore, soffrendo su questo nostro mondo la propria impotenza a comprendere il mistero dell'esistenza e della redenzione. 

Sì, certo: la visionarietà, come tu osservi, caro Rodolfo, concepisce la tragedia, ma non per questo ignora il respiro della speranza né le sue promesse, a dispetto degli inganni della Storia.

Nella sua doppiezza o ambiguità, l'uomo Tu resta legato a un filo invisibile che conduce al mistero della trascendenza e si spezza quando egli, ad similitudinem Christi, sfida l'atrocità del patibolo della Croce.

C'è poi un altro aspetto che non va perso di vista. Mare con mare, tra cronaca e storia, rievoca il perpetuarsi del destino errabondo dei popoli del Mediterraneo, sia pure nella parvenza di una favola ingenua e triste, di bontà e di cattiveria, calata nel dramma perenne della vita, senza mai perdere di vista il mistero del Cielo. 

Giovanni Occhipinti

 

Cenni biografici 

Rodolfo Di Biasio (Ventosa, 1937)

Poeta, scrittore e saggista italiano. Dal 1969 al 1982 è stato direttore responsabile delle riviste nazionali “L’Argine Letterario” e “Rapporti”, nel cui comitato direttivo compaiono anche Giorgio Barberi Squarotti, Emerico Giachery, Giuliano Manacorda e Walter Mauro. Dal 1978 al 1999 la RAI ha trasmesso serie di suoi sceneggiati di argomento storico-letterario nelle trasmissioni radiofoniche Il Paginone e Lampi dirette da Giuseppe Neri.Sue poesie sono state tradotte anche in Grecia e in Russia. Considerato da molti un modello di scrittore autonomo rispetto alla potente editoria del nord, Rodolfo Di Biasio ha visto la sua opera analizzata dai migliori critici accademici e militanti del periodo 1970-2000.Di Biasio rappresenta il vertice di una scrittura poetica e narrativa che ha saputo imporsi nonostante il passare delle mode, delle neoavanguardie, attirando su di sé l’ammirata attenzione critica di maestri come Alvaro Valentini, Giuliano Manacorda, Giorgio Barberi Squarotti, Francesco De Nicola.

Giovanni Occhipinti è nato a Santa Croce Camerina nel 1936, ma vive a Ragusa dove ha insegnato presso l’Istituto di pena del capoluogo e alle “Elementari”, chiudendo la carriera da docente di scrittura creativa presso gli Istituti medi e superiori. È poeta, narratore e critico letterario. La sua poesia è stata tradotta in U.S.A., Romania, Croazia, Lussemburgo, Spagna, Olanda, Gran Bretagna, Grecia, Colombia, Portogallo e Messico. Tra le opere di poesia: Il giuoco demente (Rebellato, 1975; premio “Alte Ceccato-Montecchio Maggiore” 1975); Il cantastorie dell’Apocalissi (Sciascia, 1985; selezione al premio “Viareggio”, 1985); Lo stigma del verso (Bastogi, 1990; premio “Varese”, 1990); Rime nel museo delle cere (Scheiwiller, 1991); Dialogo con le comete (Sciascia, 2005, premio “Sabaudia”, 2006); Elegia del frammento (Edizioni Feeria, 2013); Epigraffi, tre scherzi e una pasquinata, con una monodìa per Giovanni (Casa editrice Kimerik, 2015).Tra le pubblicazioni di narrativa: Favola di una emarginazione volontaria (Rebellato, 1978; selezione al premio “Viareggio” 1978); Un rapporto postumo (Cappelli, 1986; premio Cipraea-Piano di Sorrento, 1987); Lo scarabeo d’avorio (Rubbettino,1994; premio internazionale dei “Due mari”, 1994); Delirio di un vagabondo (S.E.I., premio “Assisi”, 1996); Giustificati nel suo sangue (Marsilio, 2000); Incontrare il tempo, (Salvatore Sciascia editore, 2103). Mare con mare (Bonaccorso editore, Verona, 2017, pp. 187; finalista, da inedito, al Premio Neri Pozza, 2013; presente alla Fiera dell’editoria italiana a Milano Rho dal 19 al 23 aprile 2017). Occhipinti è stato insignito del premio “Presidenza del Consiglio”, 1976 e del premio “Pirandello”, 2011.

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Lo scopo di un'opera onesta è semplice e chiaro: far pensare. Far pensare il lettore, lui malgrado

Paul Valéry