Editoriali
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Un brano evergreen del bravissimo Lucio Dalla recita “L’anno che verrà” portando con sé non poche riflessioni.

L’anno volge a termine e già si preannuncia il nuovo, e così via. Ogni volta, dunque, riflettiamo su quello che “sarà” o “potrebbe essere” l’anno nuovo che, come un bimbo ai primi passi, barcolla e incede con quella incertezza di chi è ancora alle prime armi.

Ci incontriamo per strada, dal parrucchiere, al bar, in ufficio, al market, in treno, in bus, in sala d’attesa dal dentista, ma l’augurio è sempre quello. Ci rinnoviamo non solo gli affettuosi saluti ma anche gli auguri di un “sereno fine anno” e un “buon inizio”. Ecco, buon inizio! L’inizio sarà senz’altro foriero di buoni propositi (ad esempio dieta, sport). Ma saranno davvero rispettati? Sicuramente è meglio non fare previsioni e affidarci a ciò che ci presenta l’immediatezza della giornata. Magari ci alzeremo scontenti per i problemi dell’indomani che, tra l’altro, è pure lavorativo. Saremo imbronciati perché abbiamo la nostra auto un po' vecchiotta. I pensieri si affastelleranno su come pagare la bolletta del gas e quella della luce. Non troveremo parcheggio perché c’è sempre qualcuno che ci precede. Dal fruttivendolo ci sarà sempre qualcuno, anche nel nuovo anno, che salterà la fila dicendo di aver fretta perché altrimenti perde il bus che passa nei prossimi minuti. Il cellulare squilla perché il capo ufficio chiede spiegazioni del nostro ritardo. I ragazzi a scuola guardano sempre il loro smartwatch che scandisce il tempo sognando l’ora dell’uscita perché devono condividere sui social il video riguardante l’ennesimo tatuaggio sul collo.

Tutto ciò è l’anno che verrà. E’ nuovo perché apparentemente è diverso. Noi saremo più maturi (forse) e avremo un anno in più. Allora quale sarà la novità? La novità l’abbiamo ogni giorno senza che ce ne accorgiamo. In che senso? Appena ci alziamo respiriamo aria nuova, apriamo la finestra e osserviamo la natura, il sole, le nuvole e, soprattutto, abbracciamo le persone che amiamo e che ci amano. Questa è la novità quotidiana che è sempre sotto i nostri occhi ma che, molto spesso (anzi quasi sempre), non riusciamo a coglierne l’essenza con il sorriso di chi ama la vita anche se questa ogni giorno ci riserva molte sorprese a volte spiacevoli.

A proposito di quest’ultime qualche giorno fa ho chiesto ad un ragazzo di colore, che svolge la sua attività nei pressi di un grande supermercato, come riesca ad affrontare la sua precaria quotidianità. Mi ha risposto con un emozionante sorriso. Questa è una lezione di vita che cercherò di non dimenticare per affrontare l’anno nuovo.

 

Giuseppe Nativo

 

Lo scopo di un'opera onesta è semplice e chiaro: far pensare. Far pensare il lettore, lui malgrado

Paul Valéry