- Autore: Jean Guilaine
- Editore: Edizioni di storia e studi sociali
- Titolo: Le pietre dei giganti
Il prof. Massimo Cultraro, in una recente conferenza a Modica (ottobre 2019), presso il Museo “F. Libero Belgiorno” (relatore anche il prof. Giovanni Distefano), ci ha spiegato molto bene che sul megalitismo non si finisce mai di imparare, sempre nuovi interrogativi vengono posti, e nuove risposte arrivano.
Cultraro è autore di uno dei pregevoli testi introduttivi (l’altro è Franco Marzatico) alla versione italiana del libro Le pietre dei giganti dell’archeologo francese Jean Guilaine, edito da EdS (Edizioni di Storia e Studi sociali) dell’editrice Giovanna Corradini.
Gli archeologi del passato e sino alla prima metà del secolo scorso si attenevano a una datazione bassa (e compressa) in tema di megalitismo, la concezione dominante era quella diffusionista e si pensava (ma in vari ambiti, non solo in questo caso) che ex Oriente lux, che tutto partisse da ambienti levantini, già dal Neolitico e che quindi la cultura megalitica avesse progressivamente “colonizzato” il Mediterraneo centrale e l’Europa dell’Ovest. Con il progressivo affinamento della tecnica di misurazione radiometrica del carbonio era sempre più evidente che la datazione di dolmen, menhir e monumenti megalitici dovesse essere più alta, molto più alta. In un primo momento alcuni archeologi si opponevano a queste evidenze ma dovettero presto arrendersi e ammettere che gran parte dei complessi megalitici ad es. della Francia, dell’Andalusia ma anche di Sardegna e Corsiva vanno collocati a partire dal V-IV millennio a.C.