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Canicattini Bagni, 10 febbraio 2015 – Il Consiglio comunale di Canicattini Bagni, convocato per le 18 di ieri pomeriggio (lunedì) in seduta straordinaria, per discutere e votare in merito all’adesione di tutti i Comuni siciliani alla mobilitazione indetta da AnciSicilia per protestare contro la gravissima situazione economica e finanziaria dei Comuni in Sicilia dopo i tagli ai trasferimenti di Stato e Regione, ha iniziato i lavori esprimendo, attraverso il presidente Antonino Zocco, solidarietà all’assessore al Welfare Marilena Miceli, vittima nei giorni scorsi di una lettera intimidatoria. 

Nel condannare “un atto vile che vorrebbe intimorire la politica e gli amministratori pubblici”, ha detto Zocco,  è stata espressa piena vicinanza all’assessore Miceli, spronandola a continuare a fare il proprio lavoro in un settore alquanto delicato come i Servizi sociali. Alle parole di Zocco si sono aggiunte anche quelle del consigliere Gaetano Amenta. 

Intervenendo, l’assessore Miceli, nel ringraziare il presidente Zocco e quanti in questi giorni le hanno espresso solidarietà e vicinanza, dai colleghi di Giunta ai consiglieri, dalle forze politiche e sindacali alle associazioni e a tanti cittadini, ha soprattutto inteso ringraziare il sindaco Paolo Amenta per la fiducia e il sostegno che non le ha mai fatto mancare, incoraggiandola nel suo ruolo di amministratore. 

Subito dopo il presidente Zocco ha dato comunicazione delle dimissioni del consigliere comunale Giusy Mara Ricupero, che venerdì scorso 6 Febbraio con una lettera ha inteso lasciare il Consiglio. Dimissioni che sono state inserite, con la surroga della prima delle non elette nella lista di “Sviluppo e Futuro”, Asia Ficara, con un ordine del giorno aggiuntivo, nella seduta del Consiglio di venerdì 13 febbraio alle ore 21, quando verrà presentata la nuova Giunta comunale e si parlerà della nuova geografia politica in seno all’assise. 

Si è così passati alla discussione del punto posto all’ordine del giorno dei lavori, l’approvazione del documento e l’adesione alla mobilitazione proposta da AnciSicilia a tutti i Comuni siciliani per evidenziare il grave stato economico e finanziario che gli Enti Locali stanno registrando con i tagli ai trasferimenti da parte dello Stato e della regione che, oltre a mettere a rischio i Servizi, sta portando molti Comuni al default. 

Una iniziativa, ha evidenziato Zocco, che fa seguito ad altri due momenti di protesta di questi giorni, il 21 gennaio con le bandiere a mezz’asta e il 28 con lo spegnimento delle luci nei locali comunali. 

Ad illustrare il documento e la situazione dei Comuni siciliani è stato il sindaco Paolo Amenta, vice presidente regionale di AnciSicilia, tra i protagonisti della battaglia regionale a difesa dei Comuni e uno dei partecipanti ai tavoli di confronto con i Governi nazionali e regionali proprio su questi temi.

I Comuni, ha detto il primo cittadino, secondo uno studio su dati Istat fatto dall’Ifel della Fondazione Anci, rappresentano solo il 7,6 per cento della spesa pubblica totale, quindi il controllo dei conti dovrebbe essere esercitato sui settori che rappresentano il peso più rilevante della spesa pubblica, in primo luogo le amministrazioni centrali dello Stato.

I Comuni, inoltre, rappresentano poi solo il 2,5% del debito totale del paese e peraltro i Comuni possono indebitarsi solo per investimenti. Risulta incontestabile che le necessarie politiche nazionali di riduzione del debito dovrebbero essere concentrate anche sugli altri settori pubblici, a partire dallo Stato. 

I Comuni, ha continuato a spiegare Amenta,  hanno contribuito al risanamento della finanza pubblica negli anni tra il 2007 ed il 2014 per circa 16 miliardi, 8 miliardi e 700 milioni in termini di patto e quasi 7 miliardi e mezzo di riduzione dei trasferimenti. Infatti i Comuni nel 2012 presentano un avanzo (differenza tra le entrate e le spese) pari a 1 miliardo e 667 milioni, corrispondente al 2,57 percento delle entrate. Al contrario lo Stato registra un deficit di 52 miliardi, pari al 13,26% delle entrate.

Il prezzo del risanamento, pertanto, è stato pagato fino ad oggi dai Comuni che, non solo hanno subito tagli ai Trasferimenti, ma subiscono pesantemente la contrazione degli investimenti per più di 4 miliardi, pari a una riduzione del 28% nel periodo 2007/2012. È arrivato il momento di far ripartire gli investimenti, ha proseguito il sindaco,  attraverso il superamento dell’attuale impostazione ed introdurre immediatamente la golden rule, cioè una regola che vincoli i Comuni all’equilibrio di bilancio e non imponga più di creare avanzi che mortificano e sacrificano la spesa per investimenti.

E ancora, la spesa corrente dello Stato conosce un aumento dell’8%, mentre le entrate aumentano del 4,26%; al contrario i Comuni riducono la spesa corrente del 2,5%, e vedono sostanzialmente invariate le entrate correnti. Tutto ciò,  perché le recenti scelte operate hanno portato a chiedere un contributo sempre maggiore ai cittadini anche attraverso l’IMU, che non è stato destinato ai Comuni ma al risanamento del bilancio statale. Quindi i cittadini hanno visto aumentare la pressione fiscale locale senza che ne abbiano beneficiato. È il capovolgimento del principio di autonomia e responsabilità, ha sottolineato Amenta, su cui si fonda il patto elettorale tra sindaco e cittadini.

Tra il 2012 ed il 2013 la situazione non cambia, anzi si aggrava. Osservando il gettito reale dell’IMU ed il valore dei contributi statali le entrate dei Comuni si riducono ulteriormente di un miliardo (4,22%). Tale situazione è resa inoltre più grave dall’incertezza sul rimborso ai Comuni della seconda rata IMU prima casa. Si tratta di quasi tre miliardi, di cui 500 milioni legittimamente deliberati dai comuni nel 2013.

A Livello regionale, poi, ha continuato ancora il sindaco Amenta, negli ultimi quattro anni i trasferimenti correnti destinati ai Comuni sono passati da 900 milioni di euro a soli 200 milioni. Mentre i fondi per i servizi sociali sono stati ridotti ad un terzo in un momento che vede il disagio sociale e la povertà crescere tra i cittadini. Un taglio impressionante che ha prodotto una riduzione dei servizi e della qualità degli stessi nei Comuni, che sempre più devono fare ricorso ad anticipazioni di tesoreria, indebitandosi, per poterli comunque garantire e per continuare a pagare gli stipendi, non solo dei precari, ma anche degli altri dipendenti. 

Di fatto, ha precisato Amenta,  si sono trasformati i Comuni in una macchina produttrice di interessi passivi e di finanziatori delle banche. Un vero e proprio dramma per la sopravvivenza dei Comuni, molti dei quali stanno dichiarando il “dissesto finanziario”. Su 530 milioni relativi alle spese correnti e investimenti che si dovevano trasferire ai Comuni per il 2014, ad oggi ne sono arrivati solo 310, e il resto non si sa quando entrerà nelle casse comunali. Non solo, riferendosi ancora al  2014, rispetto alla quota dei 270 milioni, che è il contributo annuale per i precari, ne sono stati trasferiti solo 90. Ma i Comuni gli stipendi ai precari li hanno pagati comunque, facendo ricorso, appunto, alle scoperture e pagando interessi alle banche.   

Si è così scaricato sui Comuni, ha proseguito Amenta, le difficoltà finanziarie del Paese, determinando un  eccessivo aumento delle aliquote dei tributi locali e del complessivo livello di pressione fiscale (Imu, Tari e Tasi), che rende ancora più problematica la tenuta minima del rapporto tra Amministrazioni e cittadini, innescando forti tensioni sociali. A ricordarlo è stata anche la Corte dei Conti – Sezione Sicilia in occasione del giudizio di parificazione del Bilancio della Regione Siciliana dello scorso luglio, in cui si sottolineava il “preoccupante peggioramento della finanza locale, imputabile principalmente alla progressiva e consistente riduzione dei trasferimenti di provenienza statale e regionale“. La stessa Corte dei Conti, ha citato Amenta, ha rincarato la dose nel novembre scorso, affermando con chiarezza che alle Autonomie locali è stato chiesto “uno sforzo di risanamento non proporzionato all’entità delle risorse gestibili dalle stesse a vantaggio degli altri comparti amministrativi”.

Amenta ha poi passato ad illustrare le richieste che AnciSicilia avanza ai Governi nazionali e regionali. 

Al Governo nazionale si chiede:

la modifica della norma che ha rivisto il regime di esenzioni dall’IMU terreni agricoli, con particolare riferimento all’imposta relativa al 2014;

un contenimento dei tagli a valere sul Fondo di Solidarietà nazionale;

di rendere più flessibili le regole relative al Patto di Stabilità anche al fine di favorire, laddove possibile, le spese per investimenti;

di prevedere misure che, anche in relazione all’attuazione dell’armonizzazione contabile dei bilanci, possano far fronte al crescente fenomeno di Comuni che dichiarano il dissesto finanziario;

di rivedere la norma che ha previsto il definanziamento dei Fondi PAC destinato alle Regioni meridionali.

Al Governo regionale si chiede:

di erogare tempestivamente agli Enti locali le risorse relative al 2014 e di mantenere inalterato il livello dei trasferimenti per il 2015;

di avviare, di concerto con l’AnciSicilia, una effettiva riorganizzazione del Governo del territorio che consenta di dar vita ai Liberi Consorzi di Comuni ed alle tre Città metropolitane, uscendo dalla prolungata impasse relativa ai commissariamenti delle ex Province;

di avviare un percorso istituzionale di concertazione che consenta di trovare una soluzione definitiva alle problematiche che riguardano il sistema integrato dei rifiuti e delle acque, facendo uscire la Sicilia da una condizione di sottosviluppo;

di trasmettere copia della presente deliberazione all’AnciSicilia, al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Presidente della Regione siciliana.

Chiuso il lungo intervento del sindaco Paolo Amenta, sull’argomento, per esprimere la loro condivisione e il loro voto favorevole, evidenziando, nello stesso tempo la necessità di una mobilitazione generale che coinvolga anche i Consigli comunali, le forze produttive ed i cittadini, sono stati i consiglieri Sebastiano Cascone (che è anche assessore),  Gaetano Amenta, lo stesso presidente Zocco, Sebastiano Gazzara, Fabrizio Cultrera, Fabrizio Cassarino, Loretta Barbagallo ed Emanuele Tringali. 

Contrario, invece, annunciando il suo voto negativo, il consigliere di minoranza del Gruppo Misto, Sebastiano Trapani, che dopo aver espresso la sua solidarietà all’assessore Miceli, ha evidenziato come il Consiglio avrebbe ancor prima della situazione regionale dei Comuni, discutere delle problematiche interne, della nuova nomina della Giunta e della nuova composizione del Consesso civico, alla luce del passaggio di consiglieri dell’opposizione in maggioranza. Argomenti questi previsti nella prossima seduta già convocata dal presidente Zocco per venerdì 13 Febbraio.

Per Trapani, pur riconoscendo i temi forti del documento di AnciSicilia, che comunque, ha sottolineato, la maggioranza non può portare già confezionato in aula, la situazione non sarebbe così drammatica visto che il Paese si sta mettendo in moto. Inoltre, prima di parlare di tagli di Stato e Regione, occorre che il Comune inizi a discutere di come intenda provvedere a risparmiare al suo interno. 

Chiusi gli interventi il presidente Zocco ha messo ai voti il documento e l’adesione alla mobilitazione proposta da AnciSicilia a tutti i Comuni siciliani, 12 i voti favorevoli, uno quello contrario.

Non essendo previsto altro argomento all’ordine del giorno la seduta veniva così sciolta. Il Consiglio, come detto, torna in aula venerdì 13 Febbraio alle ore 21.

 

 

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