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  • Autore: Michele R. Cataudella
  • Editore: Brepols
  • Titolo: Ritorno alla Flat Tax. Un itinerario di Atene antica tra VII e IV secolo?

Recensione a Michele R. Cataudella, Ritorno alla Flat Tax. Un itinerario di Atene antica tra VII e IV secolo?, Brepols 2021, collana “Giornale Italiano di Filologia. Biblioteca”, diretta da Giorgio Bonamente

 

* Recensione pubblicata anche su «La Sicilia» del 12 maggio 2022, p. 13: La Flat tax? Ci pensava già Solone (Salvo Micciché)

 

Nell’ultimo decennio in Italia si è molto discusso di “flat tax”, della sua utilità e delle sue implicazioni socioeconomiche in una società in evoluzione come la nostra. Difficilmente si addiverrà ad un consenso unanime nell’uno o nell’altro senso, tra fautori e contrari, e molto se ne discute nei testi di scienza delle finanze.

La questione, però, non è affatto nuova, ed era, in nuce, presente già nell’Atene antica, tra VII e IV secolo a.C., in quell’Atene di Solone, poeta, legislatore e riformatore che si interrogava sul valore della Democrazia, con le sue implicazioni sull’equità sociale e sullo sviluppo culturale e politico della polis.

Dello sviluppo storico del concetto si occupa da oltre 40 anni il prof. Michele R. Cataudella, catanese, di famiglia sciclitana (è figlio del genio del greco, Quintino Cataudella), nato a Chiavari, laureato nel 1962 con Santo Mazzarino, e già professore ordinario di Storia Greca nelle Università di Catania e Firenze.

Cataudella ha di recente pubblicato un volume per l’editore belga Brepols, nella collana Biblioteca del GIF (Giornale Italiano di Filologia). La sua analisi parte dagli scritti degli attidografi greci e in particolare dal lemma τιμήματα (timémata) di Polluce (VIII, 129) e dalla sua interpretazione; il lemma, come sottolinea Cataudella, non sempre è stato di adeguato interesse, a volte è stato snobbato dagli studiosi. Ne nasce, comunque, una discussione sulle fonti che sia avvale di una ricca bibliografia (34 pagine nel volume) e pone interrogativi su Solone e la sua vera o presunta volontà di imporre una tassazione “flat”.

Era, nel dibattito dell’antica Atene, lo stesso dilemma odierno: tassa proporzionale o progressiva? Cataudella parte da una analisi critico-testuale che inizia dal confronto delle fonti che hanno trasmesso gli storici e l’attidografia in particolare e precisamente nei passi in cui si citano le cifre, le percentuali, elemento essenziale della discussione, soprattutto quando si palesano come cifre “tonde”. Dall’analisi non appaiono trascurabili gli indizi che potesse esistere proprio un disegno preordinato allo sviluppo della città nelle sue componenti, disegno che teneva conto della convinzione che una tassa “piatta” potesse in qualche modo essere più equa. In questo senso le cifre sembrano conservare il riflesso di questa idea ed è proprio da qui che bisogna partire.

La prima parte del volume è dedicata alla lettura e all’analisi del lemma di Pollux (Onom., VIII, 129-131), in tre capitoli: lettura (soprattutto il significato del verbo analíscō, chi erano i pentakosiomedimnoi, la genesi delle aliquote…), “Dal lemma di Polluce alla riforma di Nausinico”, “Verifica demografica”. La seconda parte si divide nei due capitoli “Agli inizi dell’itinerario” e “Alla fine dell’itinerario”. Le due parti sono precedute e seguite da un Prologo ed un Epilogo.

Si può affermare che il lemma di Polluce – come mette in chiaro giustamente l’Autore –, è un testo che, soprattutto per merito delle intuizioni di August Böckh già due secoli or sono, ha segnato un momento importante nella storia della finanza pubblica ateniese. Il lemma è articolato sulla base della suddivisione in classi di materia soloniana, ma si può decisamente parlare di una vera e propria tradizione di provenienza attidografica; infatti, più che dai testi dello stesso Solone abbiamo riferimenti soprattutto negli storiografi dei due secoli successivi.

Gli spunti di discussione, ampiamente analizzati da Cataudella, sono tanti e qui difficilmente ne potremmo dar conto complessivamente (per questo invitiamo alla lettura del volume), ma alcuni tratti vanno evidenziati, per es., a proposito della divisione in classi di censo, la tensione tra eupatridai e zeugitai, a riguardo dei quali l’autore mette in luce i tratti propri nel IV secolo a.C. e soprattutto fa rilevare l’ambivalenza tra sfera militare e agraria che lascia trasparire i sintomi di una vicenda molto travagliata tra le diverse élite del tempo. Assai interessante è l’analisi filologica del verbo ἀναλίσκω (analiskō) e dei suoi significati, in particolare su “pagare” e “spendere” che hanno valenza semantica ben diversa e sulla cui differenza si sofferma l’Autore nell’intento di ben interpretare il lemma di Polluce. Altro tema di analisi è quello del passaggio tra pagamento in natura e pagamento in moneta, tema altrettanto complesso e degno di attenzione.

È un volume assai interessante sia per i filologi e i cultori di storia greca, sia per gli studiosi di scienza delle finanze, ma anche per il lettore comune che voglia approfondire le sue conoscenze sulla Gracia antica, in particolare su Atene, sulla nascita e lo sviluppo dell’idea di Democrazia che non può prescindere da quella di equità sociale e imposizione fiscale equa e condivisa.

 

Salvo Micciché

 

Lo scopo di un'opera onesta è semplice e chiaro: far pensare. Far pensare il lettore, lui malgrado

Paul Valéry

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