Scicli
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A Scicli, il 26 maggio la Cerimonia di inaugurazione di un busto commemorativo in ricordo del giudice (e scrittore) Severino Santiapichi

Scicli, 21 maggio 2022 — Si terrà giovedì, 26 maggio 2022, a partire dalle ore 11, l’inaugurazione del monumento commemorativo, eretto in ricordo del giudice e scrittore Severino Santiapichi (1926-2016).

L’opera, creazione del Maestro Salvatore Denaro con l'apporto del fotografo e grafico Mariano Zisa, è costituita da un busto realizzato in bronzo (altezza di 50 centimetri) poggerà su un piedistallo in pietra locale di calcare duro.

L’area in cui è posizionato il monumento commemorativo è stata individuata all’interno della rotatoria di Corso Mazzini a Scicli, nel punto in cui corso Mazzini incrocia Corso Umberto I, e sarà rivolta verso largo Gramsci, in direzione di piazza Italia e del colle di San Matteo.

Alla cerimonia di inaugurazione presenzierà il Presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci.

Per l’evento sono state invitate ad intervenire, oltre il Sindaco e gli organi Istituzionali Comunali, le più alte cariche Istituzionali della Provincia.

«Un particolare pensiero – dicono gli organizzatori (tra cui l'Associazione I Maggio, Jungi) – rivolgiamo alla Vedova ed al figlio del Presidente Severino Santiapichi, la loro vicinanza ed il loro aiuto concreto sono stati di conforto perché venisse portato a compimento la realizzazione del progetto.

La cerimonia sarà sobria – continuano –. Dopo la benedizione a cura del Vicario Foraneo, don Ignazio La China, terminerà con un rinfresco che si terrà nelle immediate vicinanze del monumento, presso il bar “Rendo”.

I cittadini sono invitati ad intervenire e si coglie l’occasione per ringraziare, sin da subito, quanti prenderanno parte all’evento».

 

Severino Santiapichi (Scicli, 26 maggio 1926 - Modica, 17 settembre 2016) è stato procuratore ad honorem della Corte di cassazione, e poi per oltre 50 anni in magistratura; ha presieduto per 20 anni la Corte d’Assise di Roma, dopo aver ricoperto per sette anni la carica di vice presidente della Corte Suprema in Somalia.

Ha guidato la Corte d'Assise nel primo processo, svolto nell’aula bunker del Foro Italico a Roma contro le Brigate Rosse, per l’omicidio (9 maggio 1978) di Aldo Moro, sequestrato in via Fani a Roma dopo l’uccisione della sua scorta, processo che si è concluso, come noto, con 32 ergastoli.

Successivamente ha presieduto (anni novanta) la Corte d’Assise nei cosiddetti processi "Moro quater" e "Moro quinquies".

È stato presidente della Corte d'Assise chiamata a giudicare il tentato omicidio (13 maggio 1981), di papa Giovanni Paolo II, per mano del terrorista Ali Ağca.

Dopo il pensionamento per raggiunti limiti d'età, ha alternato l'attività di docente a contratto nell’Università Kore di Enna a quella di scrittore, attività che per anni ha svolto anche nel periodico locale Il Giornale di Scicli. Ha dato alle stampe varie sue opere (tra cui Le ragioni degli altri, Milano, Sugarco, 1988; Romanzo di un paese, Milano, Rizzoli, 1995; Il serpente gioiello e la iena della Savana, Iuculano, 2007), in cui, tra l’altro, ha ricordato le sue esperienze di magistrato e di giudice ed ha espresso riconoscenza per la sua terra natia, venendo apprezzato da moltissimi lettori.

 

Salvo Micciché

 

 

Lo scopo di un'opera onesta è semplice e chiaro: far pensare. Far pensare il lettore, lui malgrado

Paul Valéry

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