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  • Autore: Giuseppe Cultrera
  • Editore: Grafiche Castello
  • Titolo: La Tipografia Ferrante l'editore Vacirca e il tipografo Fornaro

Lo spirito di Johann Genfleisch di Gutenberg (1400-1460) aleggia sempre nell’universo dei libri. Infatti, in Germania, istituzioni e riviste periodiche ne stimolano il ricordo e lo studio con incessanti ricerche: Archiv für Geschichte des Buchwesens dal 1958 e il Gutenberg-Jahrbuch, rivista annuale pubblicata dal 1926 a Magonza (cfr. Guy Betel, Gutenberg, Torino, 1995).

Lo storico Giuseppe Micciché (Santa Croce Camerina), e altri ancora, nell’addentrarsi sulla produzione libraria dell’area iblea, col suo pregevole volume Gutenberg in periferia: l'arte della stampa nei Comuni iblei (Ragusa, Centro Studi Feliciano Rossitto), del 1996, ci dà un ampio ed esauriente panorama della produzione tipografico-culturale della nostra area.

Nella Chiaramonte Gulfi, patria del noto scrittore Serafino Amabile Guastella, è sorta la Tipografia dei fratelli Ferrante nel 1880, che darà un considerevole e apprezzabile contributo alla cultura nell'ambito del nostro territorio.

Il bibliotecario e storico Giuseppe Cultrera, ricercatore e studioso di ricerche locali relative non solo sulla sua Chiaramonte Gulfi ma anche nell'ambito della nostra Sicilia, ci offre un contributo sulla produzione tipografica e culturale, con il suo recente volume La Tipografia Ferrante / l'editore Vacirca tipografo Fornaro / Chiaramonte (1880-1980), Grafiche Castello, Chiaramonte Gulfi, 2021, che sarà un punto di riferimento.

Il volume si presenta a prima vista gradevole, anche da chi non interessato all’argomento in sé: è ricco di immagini d'epoca, antiche e recenti, si ammirano le figure dei Puccio (‘U juocu rô lapuni’), le xilografie di Antonino Cannì, i frontespizi delle varie opere pubblicate (Guastella, Melfi, ...), le testatine che abbelliscono i frontespizi, i capilettere, i fregi delle varie pubblicazioni.

L'autore tratteggia le origini della tipografia dai fratelli Ferrante, l’attività successiva dell’editore Vacirca e il tipografo Fornaro fino ai tempi recenti (1980). Vi si racconta, tra l’altro, come per un incidente di percorso: la neonata stamperia realizzò la pubblicazione di Indovinelli di Modica Chiaramonte e Comiso, 1880, del Guastella, “sconciamente barbarica”, per errori e refusi tipografici. Questo incidente fu una grande lezione che contribuì a raggiungere un’eleganza formale non inferiore a qualsiasi editoria di pregio, anche oltre confini dell'ambito locale.

Il volume è agevole da consultare: la bibliografia sull’editoria è ricca di spunti (Serafino Amabile Guastella, G. Interlandi, Vann’Antò, Gesualdo Bufalino, etc.); c'è un prezioso indice delle pubblicazioni relative a Vacirca, Fornaro, e infine un indice con l'indicazione delle varie e interessanti illustrazioni che rendono bella la pubblicazione.

Il libro è stampato dalla locale tipografia Grafiche Castello su buona carta di edizione delicatamente avoriata, con margini ariosi di ogni pagina. Infine, la cucitura delle pagine è rilegata a quinterni, e non come sta avvenendo, barbaramente presso alcuni editori anche di prestigio, con rilegatura fresata; tipo di rilegatura le cui pagine, non solo si sfogliano male, ma in breve si staccano.

Sul verso dell'elegante frontespizio si legge il contributo umile e prezioso di Giulia Cultrera, in merito all’Editing e impaginazione.

 

Mariano Pepi

 

 

Lo scopo di un'opera onesta è semplice e chiaro: far pensare. Far pensare il lettore, lui malgrado

Paul Valéry

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