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  • Rubrica: Incontro con l`arte (Michele Digrandi)

Michele Digrandi: Connubio – Acrilico su tela (cm. 30x40)

 

In serena contemplazione   

 

Il Linguaggio espressivo di Michele Digrandi

 

Su di un piano tipicamente lineare, in cui spira leggero un alito di serena contemplazione non disgiunta da una sobria e costante riflessione, il linguaggio espressivo della pittura di Michele Digrandi, munifica sotto vari aspetti e oltremodo vigile nella misura tonale degli elementi, assume quasi di primo acchito la naturalezza composita, non mai virulenta, di un discorso piano e suasivo, che svolge i suoi temi nell’ambito di una struttura dalle basi solide e puntualmente forbite.

          Un discorso, dunque, che non ha tentennamenti di sorta nel suo svolgimento, né tanto meno infingimenti; e che tende a fissare, con la sua immediatezza, i termini del dire quasi di colpo, fin dal primo momento; senza che, in merito, un sia pur minimo dubbio possa appena sfiorare la mente dell’occasionale lettore.

          Il simbolo, cui spesso fa ricorso il Digrandi, campeggia nel quadro e lo predomina, senza che, tuttavia, mai venga a disturbare l’armoniosa cadenza della composizione in tutto il suo insieme: è, infatti, come se nel contesto esso sia posto in un punto di misurata centralità, per la maggiore attenzione dello sguardo; e, attraverso il suo intendimento, il fruitore abbia modo di sentire l’immagine a contorno quale dato a visione, che abbia da assumere, come di fatto il più delle volte assume, una luce e una chiarità compiutamente ulteriori.

          Gli aspetti di una vita in continuo degrado, quale oggi purtroppo l’uomo ha costretto sé stesso a vivere, seguendo una spirale che sembra non debba avere mai fine, assumono di forza un peso e un rilievo determinanti nella tematica svolta dal Digrandi: un senso del male e del negativo in genere, che tuttavia lascia qua e là intravedere aperti gli spiragli per una rigenerazione e un risanamento dell’essere.

 

Carmelo Conti (1989 e poi su Dialogo di maggio 1995 p. 9)

 

 

Lo scopo di un'opera onesta è semplice e chiaro: far pensare. Far pensare il lettore, lui malgrado

Paul Valéry

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