Editoriali
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Siracusa, 8 febbraio 2022 — Il ricordo tiene viva la memoria e la memoria deve rivivere attraverso i racconti. La storia ha tante pagine oscurantiste, pagine che non si vorrebbero mai leggere e una di queste è sicuramente un capitolo nero per l’Italia. Un pezzo di vita di cui si parla poco, ma che deve essere necessariamente reso vivo affinché ognuno sia cosciente di cosa l’uomo, con la sua brutalità, sa fare. Non è sempre vero che la storia insegna. Non è vero che la storia tramanda idee di giustizia ed equità.  Non è vero che gli errori della storia hanno permesso di costruire periodi migliori e non è ancora vero che gli uomini sanno prendere il meglio dei loro predecessori.   

Il 6 Aprile 1941, senza alcun preavviso, gli italiani e i tedeschi attaccano il Regno di Jugoslavia. L’Italia annette la Slovenia del Sud e quasi tutta la Dalmazia. I fascisti italiani iniziano una politica di pulizia etnica della Venezia Giulia e vengono presi provvedimenti per distruggere l’identità nazionale slovena e croata. Vengono chiuse le scuole, italianizzate i nomi delle strade e i nomi delle persone, censurati i giornali in lingua slava e il divieto di parlare in sloveno in pubblico.

E mentre gli italiani sono allibiti di ciò che i nazisti hanno fatto con gli ebrei, loro stessi, gli italiani, si comportano allo stesso modo con i civili slavi. Durezza estrema, deportazioni di massa, eccidi e rappresaglie verso un popolo colpevole di che? Le solite ripartizioni territoriali, i soliti giochi di potere e con questi intrallazzi, sono sempre le popolazioni civili a farne le spese. Gli Italiani come i tedeschi nazisti.

Nel frattempo, in tutta la Jugoslavia si organizza il movimento partigiano guidato dal comunista Tito e, dopo l’armistizio di Cassibile, l’8 settembre 1943 in assenza di un governo centralizzato, privo di direttive ben precise, gli italiani si ritrovarono soli e allo sbando, cosicché Tito che nel frattempo aveva liberato il paese, diede vita ad una spietata rivincita contro gli italiani. Moltissimi scapparono e chi non ci riuscì, fu gettato vivo o morto nelle foibe, cavità naturali tipiche delle regioni carsiche o deportati nei campi di concentramento. Nessuna pietà per coloro che avevano voluto annichilire una intera etnia.

Il 10 febbraio 1947 viene firmato il trattato di pace che assegnava l’Istria, la Dalmazia e parte della Venezia Giulia alla Jugoslavia e proprio il 10 febbraio è la data che la nostra Repubblica ha scelto, con la legge del 30 marzo 2004, affinché il ricordo di comportamenti scellerati e disumani non vengano più reiterati. Il 10 febbraio è una data simbolica, come il 27 gennaio, ma dietro a queste date è nascosto un messaggio denso di memoria perché quei fatti, vergognosi, non cadano nell’oblio.

Quello che si dimentica, è come se non fosse mai successo e tramandare questi pezzi di storia è un dovere. Tutti noi siamo inesorabilmente custodi dei nostri tempi, testimoni di una memoria di cui non sempre si può essere fieri.

 

Gabriella Fortuna

 

 

Lo scopo di un'opera onesta è semplice e chiaro: far pensare. Far pensare il lettore, lui malgrado

Paul Valéry

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