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Riproduciamo un interessante articolo del Prof. Giancarlo Poidomani (Università di Catania) pubblicato da Archivio Storico Ibleo (Rivista della Società Ragusana di Storia Patria) a proposito dei moti rivoluzionari del 1860 a Modica
Il 19 maggio 1860 il modicano Giovanni Ciaceri, in una lettera indirizzata all’amico sacerdote Giovanni Assenza, scrive:
«Viva Vittorio Emanuele e fratelli Italiani
Questo è il motto del giorno (…) Giovedì dopo pranzo la bandiera tricolore girò per tutto il paese accompagnata dalla banda musicale e da oltre dodicimila persone che era una festa a vedere. Giovedì sera e venerdì mattina scoraggiamento generale, i compromessi spaventati perché, venuto freddo il sangue, si rifletteva che si era dato questo gran passo sopra punti d’appoggio mal sicuri, e non si sapeva cosa risolvere in tanto frangente. Ieri a mezzogiorno (venerdì) giunse un telegramma da Malta; scriveva Don Matteo Raele in questi sensi: Bravo, fratelli! Evviva! A Palermo fino al giorno quindici insurrezione un reggimento ha gridato: viva Vittorio Emanuele. Garibaldi con diecimila uomini è ad Alcamo, tutti corrono ivi, fra poco entrerà in Palermo. Si sta attivando la linea di Marsala dirigetevi per tutto con Garibaldi. Dietro questo avviso i nostri hanno pigliato nuovo coraggio, si son riuniti rappattumando alcuni partiti e questa mattina (sabato) si faranno i comitati. La polizia cessò. I compagni d’armi e gli sbirri furono disarmati, il sottointendente partì (…) Modica insorge ad imitazione di Noto e dopo l’esempio di Modica insorsero Scicli, Spaccaforno, Ragusa; Vittoria; Comiso, Chiaramonte ecc… non che Caltagirone, Castrogiovanni e Caltanissetta ecc…»[1].