Sapere

  • Argomento: Letteratura

Che la fotografia, a differenza del cinema, esprima l’irriproducibilità del tempo, e quindi l’assenza di uomini e cose, ce ne rendiamo conto, leggendo il brano di “Dicerie dell’untore” in cui Marta, deturpata dalla malattia (“un simulacro di donna”), nel corso della loro fuga per le vie della città dal sanatorio, parla al narrante del suo sorriso d’una volta, registrato in una foto: «Non sono io, diciamo che è la mia sorella cattiva» si scusò, guardandomi di sott’insù, e subito volgendo lo sguardo altrove, come quella sera nel camerino, dopo lo spettacolo. Poi fece:
«Conversando con me, quella faccia non servirtene. Sèrviti di quest’altra». E trasse dalla borsetta, e mi tese, una foto dove lieta, seminuda, con una coscia sporca di sabbia, sorrideva a nessuno, davanti a sé. «Così ero  – aggiunse –. Così bella. Col mio sorriso del ‘42. La mia annata migliore».

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  • Argomento: Cinema

Ma poi si correggeva: «Per i ricordi, sono stato a cinema stanotte». E intendeva dire, dei ricordi, come aveva combattuto con essi nel sonno tutta la notte. Diceva proprio così: «combattere», che nel nostro dialetto non riguarda soltanto le persone, ma le cose, gli eventi, le urgenze della cronaca e della storia

 

Non sembra che Bufalino, così appassionato della cinematografia americana e francese degli anni ‘30 e ‘40, abbia scritto un saggio o un articolo sul cinema, ma è possibile, facendo ricorso alle sue opere, farsi un’idea delle opportunità e dei significati dell’arte cinematografica. Non gli sfuggiva certamente che essa, seguendo i moduli dell’immaginazione, è invenzione della realtà. Fuga dunque, e anche menzogna, dove confluiscono sogni e illusioni.

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  • Argomento: Letteratura

A Palermo, dove Sciascia trascorre l’ultimo periodo della vita, non esce più di casa. Il dolore è attutito dalla morfina. Ai familiari consegna le ultime volontà e scrive l’epitaffio tombale, una frase dello scrittore Villiers de l’Isle-Adam: «Ce ne ricorderemo di questo pianeta»: espressione di nostalgia mista a rimpianto, certo, di distacco e di dolente ironia, ma che lascia intendere la sopravvivenza della memoria, il ricordo di averla abitata la terra, questa nostra terra, dove le coincidenze sono troppe. E ricordarsene dopo la morte, a dispetto di chi l’avrebbe voluto ateo, potrebbe essere una inequivocabile cifra di immortalità personale. Il senso? Forse, e solo lui poteva saperlo, giacché il concetto nel momento in cui pare svelarsi si vela.

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  • Argomento: Archeologia

Un convegno dedicato a «Catastrofi distruzioni storia – dialoghi sull’archeologia della Magna Grecia e del Mediterraneo» con la partecipazione dell’archeologo Giovanni Di Stefano che relazionerà su Cartagine


Ragusa, 16 novembre 2020 — Dal 19 al 21 novembre si svolgerà il Convegno di archeologia «Catastrofi Distruzioni Storia» promosso dalla Fondazione Paestum, dall’Università di Salerno e dalla XXIII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico.

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Racalmuto, 8 gennaio 1921 – Palermo, 20 novembre 1989

 

Sta male Sciascia per una frattura alla vertebra in seguito ad una caduta nel maggio del 1980. Anche i guasti provocati dal fumo incidono negativamente suo malessere. Nell’estate del 1988 si reca nel Friuli, a Percoto, per un periodo di vacanza con la moglie, ospite dei Nonnino, produttori di grappa. Qui scrive Il cavaliere e la morte. Trascorre la villeggiatura estiva nella sua casa di campagna in contrada Noce di Racalmuto, dove vanno a trovarlo gli amici, tra cui Gesualdo Bufalino e Vincenzo Consolo. Si muove a fatica e si appoggia al bastone.

I motivi di salute gli impediscono di portare avanti un lavoro sulla vita di Telesio Interlandi[1], di cui aveva raccolto una copiosa documentazione[2]. Nel 1989 è a Milano per sottoporsi a complesse e lunghe analisi; la diagnosi definitiva è: mieloma micromolecolare, detto delle «catene leggere», rara forma tumorale al midollo osseo. Si sottopone a chemioterapia e successivamente alla dialisi, tre volte la settimana. A Palermo, dove trascorre l’ultimo periodo della vita, non esce più di casa. Il dolore è attutito dalla morfina. Ai familiari consegna le ultime volontà e scrive l’epitaffio tombale, una frase dello scrittore Villiers de l’Isle-Adam: «Ce ne ricorderemo di questo pianeta».

Muore a Palermo alle 7 del mattino del 20 novembre, qualche settimana dopo dell’abbattimento del muro di Berlino. I funerali sono celebrati a Racalmuto nel santuario della Madonna del Monte, dal vescovo di Agrigento. È una mattina nuvolosa. La folla dei paesani, e le autorità, e gli uomini di cultura accorsi da ogni parte d’Italia, dentro e fuori la chiesa, partecipano commossi alle esequie.

Leggi tutto …Nel centenario della nascita di Leonardo Sciascia

  • Argomento: Letteratura

Gesualdo Bufalino, come molti siciliani, è di cultura francese; il suo linguaggio è iperletterario e la libertà stilistica si nutre di una coscienza morale per l’amore viscerale della Sicilia come appare nelle due sue opere intitolate La luce e il lutto (Sellerio, Palermo, 1988) e Museo d’ombre (Palermo, Sellerio, 1982). Prima di presentarle mi sembra però opportuno accennare alla sua vita per mettere in evidenza le tappe più significative della formazione culturale.

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Paul Valéry